ENSEMBLE - Frankincense and Myrrh (2012)

ENSEMBLE — Frankincense and Myrrh. Il soffio della terra, la voce del sangue: quando il suono diventa rito

by Andrea Volpin

Frankincense and Myrrh, firmato da Kelan Philip Cohran and the Hypnotic Brass Ensemble, appartiene a questa dimensione rarefatta: un album che non invade lo spazio, ma lo consacra.

È musica che scende come una resina calda, che profuma l’aria prima ancora di dichiararsi.
L’inizio è una soglia: un drone profondo che spalanca un campo energetico, più che sonoro. Su questo fondamento gli ottoni entrano come un coro antico, respirando insieme, costruendo un paesaggio che procede per espansione e non per progressione. La musica non cresce: si approfondisce. Ogni linea melodica sembra un richiamo, un gesto rituale che attraversa il tempo.

Cohran, figura cardine dell’afrospiritualità musicale, incontra qui la forza giovane e urbana dell’Hypnotic Brass Ensemble, la cui energia si intreccia alla sua saggezza con naturalezza disarmante. Il risultato è un suono che porta con sé una doppia memoria: quella del deserto e quella della metropoli, dell’ascesi e della carne, dell’altare e della strada. Un incontro che vibra come un sangue condiviso.

Il titolo è più di una suggestione.

L’incenso richiama l’ascesa, la preghiera verticale; la mirra rimanda alla cura, alla materia, alla ferita che si rimargina lentamente.

L’album vive esattamente in questa tensione: è meditazione e impatto, sospensione e passo, fumo che sale e radice che trattiene. La musica sembra emanare luce dalla sua stessa lentezza.

Ascoltarlo significa lasciare che il corpo si faccia cassa armonica. Le frequenze basse si insinuano nel diaframma, mentre gli intrecci degli ottoni si posano sulla pelle come una benedizione sottile. È un album che non chiede attenzione, ma presenza; che non si lascia comprendere del tutto, ma che si lascia abitare, come una stanza interiore che lentamente si rischiara.
E quando l’ultimo brano svanisce, non c’è vera conclusione. Rimane un chiarore sospeso, il profumo invisibile di qualcosa che continua a bruciare altrove. In un tempo che consuma tutto con velocità, Frankincense and Myrrh chiede invece lentezza, capacità di sostare, disponibilità alla trasformazione. Una bellezza che non si impone, ma si rivela secondo dopo secondo.