Gabriela è una fotografa, direttrice della fotografia, artista e inventrice messicana, e come spesso accade a chi lavora con la creatività, il dolore non le chiese parole ma attenzione. Così decise di osservare al microscopio le ceneri del padre. Un gesto intimo, quasi segreto, che non nasceva dall’idea di un progetto artistico, ma dal bisogno di restare, ancora un momento, in relazione con ciò che era da poco scomparso.
Quello che vide fu inatteso: frammenti minerali che, una volta ingranditi (e illuminati), ricordavano galassie, nebulose, campi stellari. Forme luminose, strutture complesse, geometrie che sembravano appartenere più al cielo che alla terra. Non perché le ceneri fossero stelle, ma perché lo sguardo umano, quando è attraversato dall’emozione, tende naturalmente a cercare bellezza anche dove non la si aspetta.
Da quell’esperienza Gabriela decise di generare un lavoro artistico, una serie di immagini che hanno fatto il giro del mondo, spesso accompagnato dalla frase: “Siamo fatti di stelle.”
Una frase poetica, non letterale. Ed è qui che il progetto diventa interessante.






