Il rock che fece saltare tutto in aria.

by Mario Innocente

Nel 1991 il mondo del pop brillava di lustrini: Whitney Houston, Madonna, i synth e gli spalloni erano ancora forti. Poi arrivò Nirvana con Smells Like Teen Spirit e spense la luce al decennio precedente.

In tre minuti e cinquantuno secondi, il trio di Seattle guidato da Kurt Cobain cambiò la musica, la moda e l’idea stessa di successo.

Pubblicato come primo singolo dell’album Nevermind, Smells Like Teen Spirit non era pensato per essere un inno generazionale, ma lo divenne suo malgrado. Con quel riff sporco e ipnotico, metà punk e metà pop, Cobain trascina il rock nel mondo moderno. 

È il grunge. Distorto, ruvido, viscerale, ma con una melodia irresistibile sotto lo strato di rumore. Dave Grohl picchia la batteria come se dovesse distruggere il mondo, Krist Novoselic tiene un basso che pulsa come un cuore nervoso, e sopra c’è quella voce, a metà tra urlo e confessione.

In video: Nirvana, prove a casa della madre di Krist (Aberdeen, Washington)

 

Il testo è un enigma adolescenziale, un flusso di coscienza nato (così pare) dal nome di una bomboletta di deodorante: Teen Spirit. Ma il segreto sta nell’emozione. Cobain non canta per intrattenere, canta per liberarsi. “Here we are now, entertain us” è una provocazione alla cultura di massa, ma anche un grido collettivo di chi si sente intrappolato in un mondo troppo perfetto.

Quando Smells Like Teen Spirit esplode su MTV, è la rivoluzione. I capelli si allungano, i sorrisi si spengono, le chitarre tornano a essere sporche. Il grunge diventa la nuova normalità, e milioni di ragazzi si riconoscono in quel caos. È la fine dell’ottimismo artificiale degli anni Ottanta e l’inizio dell’era dell’autenticità, dell’inquietudine, della bellezza imperfetta.

Oggi a riascoltarla fa ancora l’effetto di una scossa elettrica. Ha un che di rock, sì, ma anche di manifesto esistenziale.

È il suono di chi non vuole più fingere.

Smells Like Teen Spirit non è solo una canzone: è un momento in cui la musica pop si è guardata allo specchio e si è ricordata che poteva ancora dire la verità.