A distanza di oltre vent’anni, l’opera delle sorelle Wachowski continua a parlarci con una sorprendente attualità. E, anzi, sembra quasi aver anticipato molte delle dinamiche che oggi stiamo vivendo nell’era dei social, dell’intelligenza artificiale e delle identità digitali.
Ma qual è la lezione che Matrix può offrire alla nostra crescita personale?
La risposta, curiosamente, non riguarda computer o algoritmi, ma qualcosa di molto più semplice e antico: la coscienza. Matrix ci ricorda che la realtà, per quanto sofisticata o virtuale possa essere, nasce prima di tutto da un atto percettivo. Non è un concetto oscuro da filosofi con occhiali rotondi, è un invito pratico: osserva il modo in cui guardi il mondo e scoprirai il modo in cui il mondo guarda te.
Neo all’inizio del film non sa chi è davvero, e non perché qualcuno glielo impedisca, ma perché non è ancora disposto a mettere in discussione il proprio riflesso. È un paradosso che tocca tutti: spesso siamo prigionieri non di macchine onnipotenti, ma delle nostre stesse abitudini, dei nostri pensieri ricorrenti, delle etichette che crediamo di dover portare, e qualche volta pure dei nostri mobile phone.





