È musica che scende come una resina calda, che profuma l’aria prima ancora di dichiararsi.
L’inizio è una soglia: un drone profondo che spalanca un campo energetico, più che sonoro. Su questo fondamento gli ottoni entrano come un coro antico, respirando insieme, costruendo un paesaggio che procede per espansione e non per progressione. La musica non cresce: si approfondisce. Ogni linea melodica sembra un richiamo, un gesto rituale che attraversa il tempo.
Cohran, figura cardine dell’afrospiritualità musicale, incontra qui la forza giovane e urbana dell’Hypnotic Brass Ensemble, la cui energia si intreccia alla sua saggezza con naturalezza disarmante. Il risultato è un suono che porta con sé una doppia memoria: quella del deserto e quella della metropoli, dell’ascesi e della carne, dell’altare e della strada. Un incontro che vibra come un sangue condiviso.





