La pelle è la prima barriera tra noi e il mondo. Quando crei una fragranza, la immagini come un vestito che nasconde l’interiorità o come un varco che permette alla nostra vera essenza di uscire fuori?
La pelle è il primo confine tra noi e il mondo sì, ma è anche una superficie viva, capace di raccontare emozioni, memoria, desiderio. Quando una fragranza incontra la pelle smette di essere soltanto una composizione olfattiva, si trasforma, si scalda, prende vita insieme alla persona che la indossa. È lì che avviene qualcosa di intimo e quasi spirituale.
Anche per questo il profumo non sarà mai uguale da una persona all’altra. La nostra pelle cambia continuamente. Il bioma cutaneo, l’alimentazione, gli ormoni, lo stress, il ritmo della vita, persino momenti profondi di trasformazione come la menopausa influenzano il modo in cui una fragranza si esprime. Ogni emozione lascia una traccia invisibile sulla pelle e modifica il dialogo tra corpo e profumo.
Credo quindi che il profumo abbia la capacità di rivelare ciò che spesso le parole non riescono a dire. Non copre l’essenza, la accompagna fuori. Come una voce silenziosa che amplifica la nostra energia più autentica, il nostro modo unico di abitare il mondo.
Per questo considero ogni creazione come un dialogo tra materia e anima. La fragranza non veste semplicemente il corpo, ma crea uno spazio in cui la persona può riconoscersi, sentirsi libera, presente, profondamente sé stessa.
Spesso tendiamo a voler mostrare all’esterno solo la nostra luce. Eppure le note dei tuoi profumi sono spesso profonde, terrose, quasi ancestrali. Che valore dai alla proiezione della nostra “ombra” interiore nel rapporto con gli altri?
Credo che l’ombra interiore abbia un valore essenziale, perché è ciò che rende la luce autentica. Viviamo in un tempo in cui siamo spinti a mostrarci levigati, rassicuranti, sempre luminosi. Ma un essere umano senza ombra sarebbe anche senza profondità. E un profumo, come una persona, diventa davvero memorabile non quando è perfetto, ma quando è vivo, stratificato, attraversato da contrasti.
Le note terrose, animali, resinose o fumose che spesso emergono nelle mie creazioni parlano proprio di questo, della parte più antica e istintiva di noi. Di ciò che precede la parola e persino l’immagine che costruiamo socialmente. Sono accordi che evocano radici, pelle, memoria, tempo. Non cercano di “abbellire” l’identità, ma di rivelarla.
Penso che nel rapporto con gli altri la nostra ombra sia fondamentale perché contiene vulnerabilità, desideri, paure, fragilità, persino contraddizioni. Ed è lì che nasce la possibilità di una connessione reale. Quando mostriamo solo la luce, spesso mostriamo anche una forma di controllo. L’ombra invece ci espone. E ciò che ci rende umani.
Ma credo anche che connettersi con le proprie ombre sia uno dei modi più profondi per evolvere. Comprendere le nostre vulnerabilità significa capire su cosa dobbiamo lavorare, quali ferite vivono in noi, quali aspetti di noi chiedono ascolto e trasformazione. È un percorso difficile, ma necessario, perché ci permette di entrare in relazione con il nostro io in modo completo e armonico.
Non possiamo identificarci soltanto con la nostra luce, perché siamo l’insieme di entrambe le dimensioni: luce e ombra. Ed è proprio nell’equilibrio tra queste due forze che nasce qualcosa di grande, di autentico, di profondamente umano. Anche in profumeria, le materie più oscure sono spesso quelle che danno anima e persistenza a una composizione. Senza di loro, una fragranza può essere piacevole, ma raramente emozionante.
Per questo considero il profumo quasi come un linguaggio archetipico: permette di esprimere aspetti di sé che non sempre riusciamo a raccontare con le parole. A volte una nota di terra bagnata di incenso, di cuoio o di radice, parla della nostra verità molto più di qualsiasi immagine costruita.