Il lato terapeutico dell’asino (e non è una barzelletta).

di Mario Innocente

Chi l'avrebbe mai detto che proprio lui, il più bistrattato del regno animale, si sarebbe rivelato uno degli alleati più potenti del benessere psicofisico umano? Eppure l'asino, con le sue orecchie lunghissime e quello sguardo bonario che sembra dire "lo sapevo io", sta conquistando sempre più spazio nella pet therapy e nell'onoterapia (dal greco ónos, asino), una disciplina che negli ultimi vent'anni ha attirato l'attenzione di ricercatori, medici e psicologi di tutto il mondo.

Il segreto della forza dell’asino sta tutto in quel carattere che a torto chiamiamo “da somaro”. L’asino non si agita, non abbaia, non graffia. Ha una sensibilità emotiva straordinaria. Percepisce le tensioni di chi gli sta vicino e risponde con una calma quasi meditativa. Non è passività, è intelligenza emotiva allo stato puro.
Diversi studi condotti tra Italia, Francia e Israele hanno documentato come l’interazione con gli asini riduca significativamente i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e favorisca il rilascio di ossitocina, la cosiddetta molecola dell’amore.
Effetti misurabili, concreti, non solo sensazioni romantiche.

I benefici si moltiplicano quando l’onoterapia viene applicata in contesti specifici. Per esempio bambini con disturbi dello spettro autistico mostrano maggiore apertura relazionale dopo sessioni regolari. Anziani con demenza lieve riacquistano frammenti di memoria e vitalità. Persone che attraversano momenti di fragilità emotiva ritrovano, accanto a questi animali, un senso di presenza e accettazione che poche terapie tradizionali sanno restituire.
L’asino non giudica, non si aspetta nulla da te, e forse è proprio questo il suo vero potere terapeutico. Offre una relazione senza pretese, in un’epoca in cui tutto sembra richiedere una performance.

Non è un caso che alcune strutture italiane abbiano già integrato l’onoterapia nei loro percorsi riabilitativi, e che il Ministero della Salute abbia inserito le terapie assistite con gli animali tra le pratiche riconosciute. La ricerca procede, i dati si accumulano, e l’asino, paziente come sempre, aspetta che il mondo lo scopra del tutto.

Una curiosità finale.
Anche il latte d’asina, già apprezzato da Cleopatra per la pelle, è tornato sotto i riflettori della cosmesi e della nutraceutica, ricco com’è di lattoferrina, vitamine e proprietà antimicrobiche. E allora, da capo a coda, questo animale millenario ha ancora molto da insegnarci.

Forse è davvero arrivato il momento di smettere di usare il suo nome come insulto e iniziare a usarlo come complimento.

Autore: Mario Innocente

Foto © Jake Kling