Chiara Perale, il coraggio di non essere la copia di nessuno.

di Mario Innocente

Giornalista pubblicista, conduttrice televisiva, speaker radiofonica e presentatrice di eventi, Chiara ha costruito la sua carriera un microfono alla volta, senza scorciatoie, imparando il mestiere sul campo e trasformando ogni esperienza in un gradino verso quella successiva.

Forse qualcuno di voi non conosce il suo nome, ma è solo una questione di tempo. Chiara Perale è quel tipo di professionista che non ha bisogno di alzare la voce per farsi notare, le basta usarla, e il gioco è fatto.

Tutto ha avuto inizio quasi per gioco, a vent’anni, tra i corridoi di Televenezia. Lì Chiara scopre che raccontare storie, in fondo, è la cosa che sa fare meglio e che più le piace. Da quella prima esperienza arriva dritta a Udine, dove veste i panni di giornalista per Udinese Channel, il canale ufficiale dell’Udinese Calcio, un vissuto che le regalerà non solo il tesserino da pubblicista, ma anche la sicurezza di chi ha imparato a stare su un palco importante senza farsi intimidire.
Il passo successivo la porta sulla ribalta nazionale con Sportitalia, dove conduce “Aspettando Calciomercato” e vive il ritmo serrato della tv che conta. Ma è tornando nel suo Veneto che Chiara trova la sua voce più autentica, prima raccontando il territorio in tv, poi conquistando il pubblico di Radio Wellness Network con un programma tutto dedicato alla bellezza e al benessere, un tema che sente suo fino in fondo.
Oggi, dietro ogni progetto che porta la sua firma, che sia un palco, una telecamera o un microfono, c’è sempre la stessa spinta, quella di raccontare una storia. Chiara Perale è voce e presenza di brand, aziende ed eventi di ogni respiro. Per lei comunicare non è un mestiere come un altro, è la sua lingua madre.

L’abbiamo incontrata per parlare di bellezza, di lei, e del suo modo di vedere la vita.

7030 Beauty Factor parla di bellezza come dialogo tra interiorità ed esteriorità. Cosa significa per te “bellezza”?

Per me la bellezza non è solo ciò che vediamo allo specchio, ma soprattutto ciò che sentiamo dentro di noi.
Sono convinta che il nostro aspetto esteriore sia spesso il riflesso del nostro stato interiore. Quando stiamo bene con noi stessi, questa armonia traspare naturalmente anche all’esterno. Per questo credo che il dialogo tra interiorità ed esteriorità sia continuo e non finisca mai.
Ma penso anche che questo rapporto funzioni in entrambe le direzioni.
Prendersi cura di sé, vedersi bene, piacersi davanti allo specchio può diventare un gesto d’amore verso se stessi e aiutarci a ritrovare fiducia, serenità ed equilibrio.
Quindi, se dovessi scegliere il trattamento di bellezza più potente, direi che non è una crema, una maschera o un integratore. È qualcosa che non si può comprare: la felicità.

Quando una persona è felice, è bella. Brilla. Emette una luce che va oltre l’aspetto fisico e che tutti percepiscono. È una bellezza autentica, che nasce da dentro, dall’equilibrio tra felicità, serenità e amore per se stessi.
La vera bellezza per me non è la perfezione, è stare bene nella propria pelle e lasciare che quella luce interiore trovi il modo di farsi vedere.

Pensi che viviamo in un’epoca più focalizzata sull’apparenza o sulla coltivazione della nostra interiorità? E come riesci a bilanciare questi due aspetti nella tua vita?

Purtroppo viviamo in un’epoca in cui l’apparenza sembra avere sempre più valore dell’essenza.
Siamo costantemente spinti a inseguire un ideale di perfezione estetica che, per sua natura, non potrà mai essere né duraturo né realmente appagante.
Il tempo passa per tutti e ci sarà sempre un dettaglio da correggere, un difetto su cui concentrarsi, un nuovo standard da raggiungere. Questa rincorsa continua alimenta un senso di insoddisfazione costante, che rischia di impedirci di vivere pienamente la vita e le sue emozioni.
Ci abituiamo a investire moltissime energie nel modo in cui appariamo agli altri, ma sempre meno nel conoscere davvero noi stessi, i nostri desideri, le nostre fragilità, ciò che ci rende autenticamente felici.
Credo che oggi fermarsi faccia quasi paura.
Guardarsi dentro richiede coraggio, perché significa confrontarsi con parti di noi che non sempre siamo pronti ad accogliere. Eppure è proprio lì che nasce il vero benessere.

Negli anni ho imparato ad ascoltarmi. Ho imparato a ritagliarmi del tempo solo per me, lontano dal rumore e, spesso, anche dai social, che hanno certamente amplificato il nostro bisogno di apparire e, allo stesso tempo, anche molte delle nostre insicurezze.
È facile confrontarsi continuamente con immagini di vite e corpi apparentemente perfetti, dimenticando che ciò che vediamo è spesso solo una piccola parte della realtà. Per ritrovare il mio equilibrio ho scoperto il valore della meditazione e degli esercizi di respirazione. Mi aiutano a tornare nel momento presente, a rallentare e, soprattutto, ad ascoltare quella voce interiore che troppo spesso ignoriamo. Una voce che, per molte persone, è difficile da sentire perché richiede silenzio, attenzione e a volte, anche il coraggio di affrontare ciò che custodiamo dentro di noi.

Come hai compreso che lo spettacolo sarebbe diventata il tuo linguaggio principale? C’è stato un momento, un’intuizione o un passaggio che ha segnato l’inizio del tuo percorso professionale?

Fin da bambina il mondo dello spettacolo ha esercitato su di me un fascino speciale. I miei primi “spettacoli”, però, andavano in scena a porte chiuse.
Ero una bambina espansiva, piena di energia e fantasia, ma allo stesso tempo molto timida nel mostrare quella passione, persino ai miei genitori. Con il tempo ho capito che una passione autentica può anche restare in silenzio per anni, ma prima o poi torna a farsi sentire. E quando succede, non puoi fare altro che ascoltarla.

Il mio percorso professionale è iniziato quasi per caso, in un momento in cui immaginavo il mio futuro in un settore completamente diverso, più per rispondere alle aspettative dei miei genitori che a un mio vero desiderio.
A vent’anni ho avuto l’opportunità di fare un provino per la conduzione del telegiornale di un’emittente televisiva regionale.
Ricordo ancora quella sensazione: appena finito, dentro di me continuavo a pensare solo una cosa: “Quando posso rifarlo?”
Poco dopo il direttore mi comunicò che ero stata scelta e che avrei iniziato già il giorno successivo.
In quell’istante ho capito che quella passione, custodita fin da bambina, sarebbe diventata il mio lavoro. Da allora è iniziato un percorso fatto di studio, gavetta e tanta esperienza sul campo, che continua ancora oggi con lo stesso entusiasmo del primo giorno.

Nel tuo lavoro la voce è uno strumento fondamentale, spesso capace di arrivare prima dell’immagine. Secondo te, quanto c’è di interiorità nel modo in cui una persona usa la propria voce? E quanto c’è di interiorità nel modo in cui una persona usa la propria immagine?

Credo che la voce sia uno degli strumenti più sinceri e potenti che abbiamo. Possiamo imparare a controllarla, a migliorarla tecnicamente, ma fino a un certo punto. La voce racconta sempre qualcosa di noi. Il nostro stato d’animo, la nostra sicurezza, le nostre emozioni e perfino ciò che stiamo cercando di nascondere.
Lavorando nel mondo della televisione, della radio e degli eventi, ho imparato che le persone non ascoltano solo le parole, ma ascoltano come le dici. Una voce autentica, calma e consapevole trasmette fiducia molto prima che il contenuto venga elaborato.
Per questo, prima di salire su un palco o di andare in onda, cerco sempre di ritrovare il mio equilibrio interiore. Se sono centrata, anche la mia voce cambia, diventa più naturale, più calda e più credibile.

Lo stesso vale per l’immagine. L’immagine è il nostro primo biglietto da visita e credo sia giusto prendersene cura. Mi piace la moda, mi piace valorizzare la mia femminilità e penso che sentirsi bene con il proprio aspetto sia una forma di rispetto verso se stessi e verso gli altri. Ma l’immagine, da sola, non basta. Se dietro c’è insicurezza, paura o il desiderio di apparire qualcuno che non siamo, prima o poi questo emerge. L’autenticità è ciò che rende davvero memorabili. È quella coerenza tra ciò che mostriamo fuori e ciò che siamo dentro.
Per me comunicare significa proprio questo: trovare un equilibrio tra voce, immagine e interiorità. Quando queste tre dimensioni sono in armonia, il messaggio arriva con più forza, perché le persone percepiscono la verità prima ancora delle parole.

Oggi si parla molto di bellezza naturale, accettazione di sé e consapevolezza. Noti un cambiamento nel modo in cui le persone bilanciano la cura dell’immagine esterna con la crescita personale?

Sì, fortunatamente noto che qualcosa sta cambiando. Vedo sempre più persone che iniziano a vivere la bellezza in modo più consapevole, non solo come ricerca di un ideale estetico, ma come espressione del proprio benessere. C’è una maggiore attenzione alle scelte che facciamo, all’ascolto di noi stessi e a ciò che ci fa stare davvero bene, al di là delle mode e delle aspettative degli altri. Credo che questo sia un cambiamento molto positivo.
Naturalmente è un percorso che richiede tempo, pazienza e costanza. Non si impara ad ascoltarsi da un giorno all’altro. Serve soprattutto il coraggio di fermarsi, di conoscersi davvero e di accogliersi anche nelle proprie fragilità. Per me la cura dell’immagine e la crescita personale possono convivere perfettamente, purché la prima non diventi un modo per nascondere la seconda.
Quando impariamo a conoscerci e a stare bene con noi stessi, anche il modo in cui ci prendiamo cura del nostro corpo cambia. Non lo facciamo più per inseguire la perfezione o il giudizio degli altri, ma come un gesto d’amore e di rispetto verso noi stessi.

Chi sei quando nessuno ti osserva, quando non sei sul palco o davanti ad un microfono, e il tuo ruolo professionale smette di funzionare?

Il mio lavoro mi porta ad essere sempre “su”: sul palco, davanti a una telecamera o a un microfono devo trasmettere energia, presenza, entusiasmo. È un ruolo che richiede intensità e mi piace viverlo al cento per cento. Proprio per questo, quando scendo dal palco, cerco l’esatto opposto. Amo il silenzio, la tranquillità e i ritmi lenti. Più che una scelta, è quasi una necessità.
E’ il modo in cui ricarico le energie e ritrovo il mio equilibrio. Sono una persona tranquilla, che ama le cose semplici. Mi piace alzarmi presto e, se potessi, andrei a letto alle dieci di sera! Cerco di dedicare del tempo anche alla meditazione, che è diventata uno strumento prezioso per riportarmi nel presente e ascoltarmi davvero.
Forse perché nel mio lavoro parlo tanto, nella vita privata ho imparato ad apprezzare il valore del silenzio. È lì che ritrovo me stessa, che metto ordine nei pensieri e che riesco ad ascoltare quella voce interiore che, troppo spesso, nella frenesia di tutti i giorni, rischiamo di non sentire più.

Qual è stata la tua ferita più utile, o l’esperienza che ti ha resa più forte?

Credo che ci siano due esperienze, una professionale e una personale, che più di altre mi hanno messa alla prova, mi hanno trasformata e mi hanno resa la persona che sono oggi.
Dal punto di vista professionale, sicuramente l’esperienza a Udinese Channel ha rappresentato una delle mie più grandi palestre di crescita. Per la prima volta ho lasciato casa, mi sono trasferita in un’altra città e mi sono ritrovata in un ambiente, quello del calcio, che conoscevo poco e che richiedeva grande preparazione, determinazione e capacità di adattamento.
È stata una sfida enorme, soprattutto perché sono sempre stata una persona molto esigente con se stessa, perfezionista e con il desiderio di dimostrare di essere all’altezza delle opportunità che ricevevo. In quel periodo ho lavorato tantissimo, spesso mettendomi alla prova ogni giorno, con la consapevolezza che avrei dovuto conquistarmi il mio spazio attraverso il mio impegno e la mia professionalità.
Quell’esperienza mi ha insegnato a credere nelle mie capacità anche quando gli altri non lo fanno, e mi ha dato una sicurezza che porto con me tuttora.

La seconda esperienza, quella più personale, è stata la perdita di mio padre.
È una ferita che naturalmente non si cancella, ma che nel tempo mi ha insegnato moltissimo. Da quel momento ho sentito di dover crescere più velocemente, come se avessi perso quella sensazione di avere sempre qualcuno pronto a proteggermi o a sostenermi nei momenti di difficoltà.
È stato un passaggio importante della mia vita, quello in cui ho iniziato davvero a sentirmi responsabile delle mie scelte e del mio percorso. In qualche modo è stato il momento in cui sono entrata definitivamente nella vita adulta.

Entrambe queste esperienze, anche se in modi completamente diversi, mi hanno insegnato la stessa cosa, che la forza non significa non avere paura o non soffrire, ma imparare a trasformare le difficoltà in consapevolezza, crescita e capacità di andare avanti. Oggi sono grata anche a quelle parti del mio percorso, perché hanno contribuito a costruire la donna e la professionista che sono.

Guardando una tua foto da bambina, quale forma di “bellezza” pensi di portare ancora con te oggi?

È una domanda che mi emoziona, perché, a dire la verità, non ho mai avuto un rapporto semplice con la bambina che sono stata.
Ancora oggi, quando riguardo le fotografie delle elementari e delle medie, riaffiorano sensazioni non sempre piacevoli. Mi riferisco soprattutto al lato estetico. Sono sempre stata una buona forchetta e da bambina questo si vedeva. Per molto tempo ho guardato quelle immagini con uno sguardo severo, quasi giudicante.
Oggi, però, cerco di soffermarmi meno sull’aspetto esteriore e di guardare negli occhi quella bambina. Ed è lì che ritrovo qualcosa di prezioso, una gioia autentica, una curiosità inesauribile e un amore profondo per la vita che, nonostante tutto, non mi hanno mai abbandonata.
C’è una caratteristica che sento di aver conservato negli anni, anche quando la vita non è stata sempre gentile con me, ed è il sorriso.
Non ho mai smesso di credere che, anche nei momenti più difficili, esista sempre uno spiraglio di luce. Ho sempre cercato il bello nelle persone, nelle esperienze e nelle piccole cose quotidiane.

A quella bambina, oggi, sento però di voler chiedere scusa per tutte le volte in cui l’ho giudicata con gli occhi dell’insicurezza, senza riconoscere il suo valore. Per tutte le volte in cui la sua luce si è affievolita perché pensava di non essere abbastanza.
Ed è proprio da lei che ho ereditato la forma di bellezza più importante, ovvero la libertà di essere me stessa, il coraggio di inseguire ciò che amo e la capacità di vivere ogni esperienza con entusiasmo e passione. E forse la vera bellezza che porto ancora con me è proprio questa: non aver mai smesso di guardare la vita con gli occhi di quella bambina, che, nonostante tutto, ha sempre scelto di sorridere.

Cos’è per Chiara Perale il vero “Beauty Factor”? Qual è quell’ingrediente segreto che rende, secondo te, una persona davvero indimenticabile?

Essere se stessi e valorizzare la propria unicità.
La vera bellezza non nasce dal desiderio di assomigliare a qualcun altro, ma dal coraggio di esprimere la propria identità. In un mondo che spesso ci spinge a uniformarci e a rincorrere modelli irraggiungibili, scegliere di non essere la copia di nessuno è un atto di libertà. È proprio la nostra autenticità a renderci memorabili. Perché ciò che ci distingue non è la perfezione, ma ciò che ci rende unici.

C’è un pensiero, una frase, un consiglio, un’immagine, una canzone o un oggetto che vorresti lasciare, alla fine di questa intervista, come tuo messaggio personale sulla bellezza?

Sentiti libera, o libero, di essere sempre te stessa, te stesso, anche quando questo significa percorrere la tua strada in solitudine.
A volte è meglio restare soli, ma fedeli a ciò che siamo, piuttosto che circondarsi di persone che non ci valorizzano o che cercano di limitarci, impedendoci di esprimere la nostra vera essenza.
Non rinunciare mai alla tua autenticità per essere accettato. Le persone giuste ti ameranno proprio per ciò che sei. E un giorno, quando i tuoi sogni avranno trovato spazio nella realtà e guarderai la tua vita con orgoglio e serenità, anche chi non ha saputo vederti davvero non potrà fare a meno di notare la luce che emanerai.

La bellezza più potente non nasce dall’apparenza, ma da un cuore libero, autentico e felice.

Autore: Mario Innocente

Images © Courtesy of Chiara Perale