Josh Blue, il comico che mette il cervello nella paralisi cerebrale.

di Mario Innocente

Ci sono storie che sembrano scritte apposta per commuovere, con l'eroe che vince le avversità e la musica che sale al momento giusto. Quella di Josh Blue no. Lui stesso ha sempre preferito una definizione più semplice e più precisa: non "il comico con la paralisi cerebrale", ma un comico a cui capita di avere una paralisi cerebrale.

—Josh Blue, the comedian who puts the cerebral in cerebral palsy.—
© Josh Blue

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Una differenza sottile solo in apparenza, che dice molto di quanto spesso ci fermiamo alla superficie. Ed è proprio in quello scarto tra ciò che si vede e ciò che si è che nasce la sua comicità.
Josh Blue nasce il 27 novembre 1978 in Camerun, dove il padre Walter, professore di lingue romanze, si trovava per una missione di insegnamento. Un’infanzia segnata dal viaggio e dalle lingue. Il padre ne parla tredici, Josh almeno tre. Da neonato gli viene diagnosticata una paralisi cerebrale spastica, che negli anni diventerà una miniera inesauribile di materiale comico.

L’umorismo, per lui, arriva prima del palco.
Da bambino lo usa per sciogliere l’imbarazzo, poi per rompere il ghiaccio con i coetanei. La svolta arriva alla Evergreen State College di Olympia, dove studia scrittura creativa, teatro e arti visive. Debutta in un open mic dominato da poesie e canzoni d’amore, e alla serata successiva il pubblico è già raddoppiato. Convince quindi un tutor a inserire la stand-up nel suo percorso di studi e nasce così il “Josh Blue Comedy Hour”, con l’impegno folle di scrivere un’ora di materiale nuovo ogni settimana.

Dopo la laurea si trasferisce a Denver, che diventerà la sua casa.
Gli inizi sono duri, finché non approda alle serate per nuovi talenti del Comedy Works, il club che lo adotterà. Nel 2002 vince il concorso New Faces e nel 2004 la Royal Flush Comedy Competition del Las Vegas Comedy Festival. Negli stessi anni coltiva un’altra passione, il calcio, che secondo lui si alimentava a vicenda con la comicità, e con la nazionale statunitense di calcio a sette partecipa alle Paralimpiadi di Atene 2004.

La consacrazione arriva nel 2006 con la vittoria della quarta stagione di Last Comic Standing, il talent della NBC. Oggi tiene oltre 200 spettacoli l’anno, è stato ospite del Tonight Show con Jimmy Fallon e del The Late Late Show con Craig Ferguson, è stato il primo comico a portare la stand-up all’Ellen DeGeneres Show ed è stato celebrato al Just for Laughs di Montréal. I suoi special sono passati da Comedy Central, Showtime, Netflix, Hulu e Amazon, e con 7 More Days in the Tank è diventato il primo comico a far debuttare uno special nei cinema di tutto il paese. Nel 2021 arriva terzo nella finale di America’s Got Talent, un verdetto che fece discutere, e nel 2023 torna in gara ad America’s Got Talent: All-Stars. Tra gli ultimi lavori figura lo special Freak Accident del 2024.

Il suo stile è diretto, irriverente, costruito sull’improvvisazione. Lui stesso lo chiama “reverse teasing“, ovvero ridere di sé per dare agli altri il permesso di ridere con lui, demolendo gli stereotipi sulla disabilità.

Eppure non si sente un educatore. Il suo obiettivo non è insegnare, ma fare ciò che ama. E forse è proprio per questo che funziona così bene.

Abbiamo voluto intervistarlo per scoprire cosa si nasconde dietro quella sua comicità unica e coinvolgente. Ne è nata un’intervista esclusiva per 7030 Beauty Factor, la prima che Josh Blue concede a un magazine italiano.

Molti dei nostri lettori in Italia probabilmente non conoscono ancora il tuo nome, nonostante tu abbia un enorme seguito online, abbia vinto una delle competizioni di talenti più difficili della TV americana e sia stato il primo comico a fare stand-up all’Ellen DeGeneres Show. Se oggi dovessi presentarti a un pubblico che ti scopre per la prima volta, cosa diresti… senza usare nessuna delle tue battute più famose?

Credo sia importante dire che ho una disabilità, la paralisi cerebrale, e che non sono così ubriaco come pensate.

Hai raccontato che da bambino eri “il buffone della classe” e che a un certo punto hai capito di avere quello che chiami “il dono dell’umorismo”. Ma c’è una distanza enorme tra far ridere i compagni di scuola e salire per la prima volta su un vero palco, davanti a degli sconosciuti. Qual è stato il momento, o l’evento, in cui hai capito che non era solo un talento, ma sarebbe diventato la tua strada, una carriera, una vita?

La prima volta che ho preso in mano un microfono è stato al college, e c’è stata una reazione chimica, tipo: “Wow, è questo!”. L’ho sentito subito, appena ho strappato la prima risata, ed è diventata una sorta di dipendenza. In quel momento ho capito che volevo provare ancora quella sensazione.

Sei nato in Camerun e cresciuto in Minnesota, due mondi molto diversi, in una famiglia che parla più lingue di quante la maggior parte di noi ne studierà in tutta la vita. Se oggi guardassi una tua foto da bambino, sospeso tra questi due mondi così diversi, che tipo di forza, o di bellezza, diresti di portare ancora con te?

Porto ancora con me la bellezza di riuscire a divertirmi, qualunque sia la situazione. Anche se mi è toccato questo corpo rotto, mi diverto tantissimo ogni giorno, e credo che sia una cosa che mi porto dietro da quando ero bambino. Preferisco ridere e divertirmi piuttosto che essere triste. Credo che questo mi abbia portato lontano, e che mi abbia sostenuto a lungo.

Hai detto di esserti accorto di avere una disabilità solo quando qualcun altro te l’ha fatto notare. Questo dice molto su quanto la nostra identità sia plasmata anche dallo sguardo degli altri. Quanto pensi che valga anche per il modo in cui oggi decidiamo cosa è bello e cosa no?

Purtroppo, con internet e con il modo in cui vanno le cose oggi sui social, siamo tutti bombardati da immagini di come dovremmo apparire, con filtri irrealistici. Penso che la bellezza sia una cosa così naturale, e se una persona ha una bellezza interiore è molto attraente, indipendentemente dal suo aspetto fisico.

7030 Beauty Factor è nato per raccontare la bellezza come un dialogo continuo tra ciò che siamo dentro e ciò che mostriamo fuori. Tu hai trasformato la tua unicità fisica in un punto di forza, portandola sul palco davanti a migliaia di persone. Cosa significa davvero per te la parola “bellezza”? E quale messaggio positivo pensi possa trasmettere questa idea a chiunque si senta “diverso”, o fuori dagli schemi?

Penso che la bellezza sia qualcosa in continua evoluzione. Cambia con il passare degli anni, almeno per me. Ancora una volta, credo che tutto torni alla bellezza interiore. Se riesci a vedere la bellezza interiore di qualcuno, brilla più di ciò che sta fuori. Ti trasmette una sicurezza e un’energia che magari non avresti notato guardando solo l’aspetto fisico, ed è questo che trovo bello.

Sul palco sei quello che fa ridere migliaia di persone in tutti gli Stati Uniti. Ma chi sei quando le luci si spengono e nessuno ti guarda? E c’è una causa, o un impegno, anche piccolo e silenzioso, che per te conta molto e di cui si parla raramente nelle tue interviste?

La mia personalità sul palco è solo una versione amplificata di me. Amo semplicemente divertirmi e ridere, e questo è ciò che sono davvero. Quanto alla vita fuori dal palco, amo la natura e trovo bellezza e ispirazione nella natura selvaggia e nello stare all’aria aperta. Mi piace godermi tutto ciò che la natura offre.

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Oltre al palco, ti dedichi anche alla scultura e alla pittura. C’è qualcosa che riesci a esprimere attraverso la materia che non riesci a dire allo stesso modo con le parole e una battuta fulminante?

Le mie opere tendono sempre al macabro, a esprimere sentimenti più cupi e tristi. Ho una grande opportunità per mostrare il mio lato allegro e spensierato, e posso farlo per cinque ore a settimana. Ma la mia arte rappresenta l’altra faccia della medaglia. È un po’ più oscura e mi aiuta a esprimere l’intero spettro delle mie emozioni.

C’è chi trasforma il dolore in dramma. Tu spesso lo trasformi in risata, ridendo di te stesso prima che lo faccia chiunque altro. Pensi che l’autoironia possa essere vista come una forma di coraggio, di libertà, perfino di bellezza?

Sì, lo penso. Riuscire a costruirmi una vita e a guadagnarmi da vivere grazie alla mia esperienza è una cosa bellissima. Potrei essere triste per la mia situazione, potrei essere depresso e piangermi addosso, ma il dono di riuscire a vederla in modo divertente e realistico mi ha portato dove sono oggi.

Qual è il vero “Beauty Factor” per Josh Blue? Qual è quell’ingrediente segreto che, secondo te, può rendere una persona davvero indimenticabile?

Credo che ci sia sempre una scintilla negli occhi delle persone che è indimenticabile quando la vedi. Certe persone le guardi e pensi: “Sono straordinarie”. È qualcosa che irradiano, e credo davvero che nasca dalla bellezza interiore e dall’amore per se stessi.

Per chiudere, ci piacerebbe lasciare ai nostri lettori qualcosa di tuo. Una frase, una battuta, una citazione, qualunque cosa tu voglia regalare come messaggio finale a chi in Italia leggerà di te per la prima volta, e che speriamo inizi a scoprirti e apprezzarti.

Vi lascio con una battuta su cui sto lavorando in questo periodo:

“In vita mia ho rotto 8 ossa. Nessuna era mia.”

A chiunque sia un nuovo fan dall’Italia, il mio italiano non è un granché, ma ci sto lavorando, perché un giorno mi piacerebbe moltissimo fare un tour in Italia. Mio padre era professore di lingua italiana ed è un paese a cui sono molto legato.

 

 

Un grazie sentito, da parte di tutta la redazione di 7030 Beauty Factor, a Josh Blue per averci regalato uno sguardo così autentico sulla bellezza, quella che nasce da dentro e sa ridere di sé. Il suo italiano sarà sì ancora in costruzione, ma la sua comicità parla già una lingua universale.
Ti aspettiamo presto sui palcoscenici italiani, Josh, noi e i nostri lettori e lettrici saremo ad applaudirti in prima fila.

Autore: Mario Innocente

Images Courtesy of Josh Blue | Comedy Works Entertainment | © Paul Miller; Nick Larson; Ashley Creative;