—Josh Blue, the comedian who puts the cerebral in cerebral palsy.—
© Josh Blue
.
Una differenza sottile solo in apparenza, che dice molto di quanto spesso ci fermiamo alla superficie. Ed è proprio in quello scarto tra ciò che si vede e ciò che si è che nasce la sua comicità.
Josh Blue nasce il 27 novembre 1978 in Camerun, dove il padre Walter, professore di lingue romanze, si trovava per una missione di insegnamento. Un’infanzia segnata dal viaggio e dalle lingue. Il padre ne parla tredici, Josh almeno tre. Da neonato gli viene diagnosticata una paralisi cerebrale spastica, che negli anni diventerà una miniera inesauribile di materiale comico.
L’umorismo, per lui, arriva prima del palco.
Da bambino lo usa per sciogliere l’imbarazzo, poi per rompere il ghiaccio con i coetanei. La svolta arriva alla Evergreen State College di Olympia, dove studia scrittura creativa, teatro e arti visive. Debutta in un open mic dominato da poesie e canzoni d’amore, e alla serata successiva il pubblico è già raddoppiato. Convince quindi un tutor a inserire la stand-up nel suo percorso di studi e nasce così il “Josh Blue Comedy Hour”, con l’impegno folle di scrivere un’ora di materiale nuovo ogni settimana.
Dopo la laurea si trasferisce a Denver, che diventerà la sua casa.
Gli inizi sono duri, finché non approda alle serate per nuovi talenti del Comedy Works, il club che lo adotterà. Nel 2002 vince il concorso New Faces e nel 2004 la Royal Flush Comedy Competition del Las Vegas Comedy Festival. Negli stessi anni coltiva un’altra passione, il calcio, che secondo lui si alimentava a vicenda con la comicità, e con la nazionale statunitense di calcio a sette partecipa alle Paralimpiadi di Atene 2004.






