La scarpa, punteggiatura del look.

di Alice Maria Rizzo

Una t-shirt bianca, un paio di jeans e la scarpa giusta: look fatto. Un abito di Chanel con la scarpa sbagliata: disastro. La scarpa è l'unico capo che decide come ci muoviamo, e il modo in cui ci muoviamo cambia come gli altri ci vedono e perfino come ci sentiamo.

Di solito la scarpa la pensiamo in due modi. O come comodità, la cosa che ci porta in giro senza farci male, o, quando è femminile, come simbolo di femminilità, quasi sempre con un tacco di mezzo.

Eppure chiunque abbia un minimo di occhio sa che la scarpa è molto più di questo.
È come se fosse la punteggiatura di un look.
Può trasformare la frase più banale del mondo, una maglietta bianca e un paio di jeans, in una frase compiuta e piena di carattere. E può rovinare il periodo più elegante, un tailleur di alta moda, con una virgola fuori posto.

Proviamo a capire perché, con l’aiuto di qualche studio che nelle riviste di moda non si legge quasi mai.

Partiamo dallo sguardo degli altri.
Nel 2012 un gruppo di psicologi dell’Università del Kansas e del Wellesley College, guidato da Omri Gillath, chiese a oltre duecento studenti di compilare una serie di questionari sulla propria personalità e di fotografare le scarpe che indossavano più spesso.
Le foto furono poi fatte vedere a un altro gruppo di persone, che non sapeva nulla dei proprietari delle scarpe e doveva solo indovinare chi fossero. Il risultato fece il giro del mondo.
Guardando soltanto le scarpe, gli sconosciuti riuscirono a stimare con buona precisione l’età, il genere, il reddito e perfino un tratto psicologico sottile come l’ansia da attaccamento, cioè la paura di essere rifiutati.

I giornali, all’epoca, esagerarono parecchio, scrivendo che dalle scarpe si poteva capire tutto di una persona. Non è proprio così, e gli stessi osservatori presero diverse cantonate.
Per esempio diedero per scontato che chi portava scarpe colorate e vivaci fosse estroverso, ma spesso non lo era. E c’è un dettaglio dello studio che a noi interessa più di tutto il resto. Su molti tratti di personalità gli osservatori furono d’accordo tra loro, eppure il loro giudizio non coincideva con quello che i proprietari dicevano di sé.
In altre parole, le nostre scarpe raccontano di noi una storia coerente, che chi ci guarda legge tutti allo stesso modo, ma sulla quale non ci metteremmo la firma.

E allora perché la stessa scarpa “fuori posto” a volte è un errore e a volte è un colpo di genio?
Una risposta arriva da un’altro, immancabile, studio di Harvard. Due ricercatrici della Business School, l’italiana Silvia Bellezza e Anat Keinan, avevano notato una cosa curiosa durante i congressi accademici, ovvero che i professori più affermati erano spesso quelli vestiti in modo più casual, mentre studenti e giovani ricercatori si presentavano in giacca e cravatta.
Da quell’osservazione nacquero una serie di esperimenti pubblicati nel 2014 sul Journal of Consumer Research, con un titolo che è già un manifesto: l’effetto delle sneaker rosse.
Le ricercatrici mostrarono alle persone situazioni in cui qualcuno violava le regole del vestire, come per esempio entrare in una boutique di lusso in tuta da ginnastica o presentarsi a un evento professionale in scarpe da tennis. Il risultato fu che chi rompeva le regole veniva percepito come più autorevole e più competente, ma solo ad una condizione: che fosse evidente che conosceva la regola e aveva scelto di infrangerla.
Keinan lo ha riassunto in modo efficace: invece di dimostrare che puoi permetterti di spendere denaro, dimostri che puoi permetterti di spendere capitale sociale.

Ecco svelato il mistero della t-shirt e del vestito Chanel.
La sneaker sotto l’abito da sera funziona quando racconta una scelta, e diventa un disastro quando racconta una distrazione. La scarpa sbagliata non è quella che viola il codice, è quella che lo viola senza saperlo. Ed è proprio per questo che la scarpa ha un potere che nessun altro accessorio possiede.

Di fatto è il punto in cui un look dichiara se è stato pensato oppure subito.

Ma c’è un secondo motivo, ancora più profondo, ed è qui che la scarpa si separa davvero da tutti gli altri capi.
Una giacca cambia la nostra silhouette, un colore cambia la nostra luce. La scarpa cambia il nostro modo di camminare.
Nel 2013 lo psicologo Paul Morris e i suoi colleghi dell’Università di Portsmouth filmarono alcune donne mentre camminavano prima con scarpe basse e poi con i tacchi, applicando piccoli punti luminosi sulle articolazioni, in modo che chi guardava i video vedesse solo il movimento e non il corpo né le scarpe.
Con i tacchi i passi diventavano più corti e più frequenti, e i fianchi ruotavano e si inclinavano di più. Bastava questo cambiamento nel movimento, senza vedere nulla della persona, perché chi stava guardando giudicasse quella camminata più femminile e più attraente.
Con le scarpe basse, quasi tre donne su dieci venivano scambiate per uomini. Con i tacchi, meno di due.

E c’è un altro studio, quasi mai citato quando si parla di moda, che ci dice qualcosa di più intimo: la camminata cambia ciò che sentiamo.

Nel 2015 Johannes Michalak, psicologo tedesco, insieme a Katharina Rohde e Nikolaus Troje, fecero camminare un gruppo di studenti su un tapis roulant davanti a uno schermo.
A loro insaputa, lo schermo li guidava a camminare in modo più “felice”, con il busto eretto e le braccia che oscillano, oppure in modo più “triste”, con le spalle leggermente curve in avanti e il passo pesante.
Prima della camminata sottoposero agli studenti una lista di parole positive e negative. Alla fine, chi aveva camminato in modo felice ricordava più parole positive, chi aveva camminato in modo triste ricordava molte più parole negative. Il campione era piccolo e lo studio va preso come un indizio più che come una prova definitiva, ma l’idea è affascinante. Il modo in cui ci muoviamo orienta la memoria, e quindi lo stato d’animo, prima ancora che ce ne accorgiamo.

Mettete insieme i due studi e la scarpa smette di essere un accessorio.
Diventa una specie di regista del corpo. La scarpa che ci fa trascinare i piedi, che ci costringe a guardare per terra, che ci fa camminare con prudenza, non sta solo rovinando un look, sta probabilmente cambiando anche il nostro umore.
E la scarpa in cui ci sentiamo stabili, in cui il passo è sicuro e la schiena si raddrizza da sola, ci regala qualcosa che nessun abito può dare.

Non a caso la psicologa Karen Pine, dell’Università dell’Hertfordshire, ha scoperto che le donne indossano le loro scarpe preferite cinque volte più spesso quando sono felici, rispetto a quando sono giù di morale. E forse vale anche il contrario.
E forse è anche per questo che la scarpa “fa” il look più di qualunque altro capo. Perché è il punto in cui il corpo tocca il mondo. Decide il ritmo dei nostri passi, l’angolo della nostra schiena, la direzione del nostro sguardo. E dice agli altri, in una frazione di secondo, se ci siamo vestiti o se ci siamo… in qualche modo… scelti.

 

Quindi d’ora in avanti, prima di chiedervi se una scarpa sta bene con il vestito, chiedetevi in che modo vi fa camminare.

Autore: Alice Maria Rizzo