Ha messo il proprio corpo al centro dell’arte quando nessuno osava farlo. Ora, nell’anno dei suoi ottant’anni, Marina Abramović arriva alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea con una mostra che unisce le performance che hanno fatto la storia a qualcosa di più lento, silenzioso e profondo.
Nata a Belgrado nel 1946, Marina Abramović si definisce da anni “la nonna della performance art”, e nessun titolo potrebbe esserle più adatto. Per oltre mezzo secolo ha usato il proprio corpo come materia artistica, spingendolo fino ai limiti della resistenza fisica e mentale. Nel 1974, con Rhythm 0, rimase immobile per sei ore lasciando al pubblico la libertà di usare su di lei qualunque oggetto disposto su un tavolo. Nel 1997 vinse il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia con Balkan Baroque. Il suo lavoro ha sempre ruotato attorno a una domanda: cosa succede quando corpo, tempo e presenza diventano l’opera stessa?
La mostra romana arriva dopo il grande successo di Transforming Energy alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dove Abramović è stata la prima artista donna vivente a cui il museo abbia dedicato una mostra personale. A Roma il progetto si amplia e si divide in due anime. La sezione Historical Works, curata da Andrea Tarsia, ripercorre alcune delle opere iconiche che hanno segnato la storia della performance. Al centro del percorso c’è invece Transforming Energy, curata da Shai Baitel, direttore artistico del Modern Art Museum di Shanghai, con una selezione dei Transitory Objects, la serie a cui l’artista lavora da oltre trent’anni.
I Transitory Objects sono forse la parte più sorprendente della mostra, perché non si guardano soltanto: si vivono. Grandi blocchi di minerali e cristalli, pietre grezze e forme levigate invitano il visitatore a fermarsi, sedersi, toccare, respirare. Non c’è nulla da capire e tutto da sentire. È l’evoluzione naturale di un percorso che, dopo aver esplorato i limiti del corpo, si concentra sull’energia che passa tra le persone e la materia, in un tempo rallentato che oggi sembra quasi un lusso.
Per chi pensa che la bellezza abbia a che fare anche con la presenza, con il silenzio e con la capacità di restare, questa è una mostra da vivere senza fretta. Più che una visita, un’esperienza da cui si esce un po’ diversi.
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Dal 18 novembre 2026 al 4 aprile 2027
Dove: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Viale delle Belle Arti 131, Roma
Orari: da martedì a domenica 9.00 – 19.00 (ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura). Lunedì e 25 dicembre chiuso. Ogni giovedì, fino al 17 dicembre 2026, apertura serale straordinaria dalle 19.00 alle 23.00 (ultimo ingresso 22.15)
Biglietti: €17 intero. Ridotto €2 per i cittadini dell’Unione Europea tra i 18 e i 25 anni. Under 18: gratuito. Ogni prima domenica del mese ingresso gratuito, con prenotazione online obbligatoria
Come arrivare: la Galleria si trova ai margini di Villa Borghese. In tram, linee 3 e 19, fermata Galleria Arte Moderna. In metro, linea A fermata Flaminio, poi tram 2 o una passeggiata di circa 15 minuti attraverso il parco.
Consiglio: i Transitory Objects chiedono tempo, quindi conviene dedicare alla mostra almeno un paio d’ore. Le aperture serali del giovedì sono il momento ideale per viverla con calma. Il biglietto include anche la collezione permanente, una delle più ricche d’Italia per l’arte dell’Ottocento e del Novecento.
Sito ufficiale: gnamc.cultura.gov.it


