Cos’è la bellezza?

di Reo Aromi

Vi siete mai chiesti cos’è la bellezza? Una domandona! È un concetto complesso e multiforme che attraversa la storia del pensiero, assumendo significati diversi a seconda dell’epoca, della cultura e della prospettiva; estetica, etica, logica o religiosa.

Ognuno di noi ha oggi una propria idea di bellezza, anche se in ogni tempo emergono canoni che definiscono ciò che è bello. Può risiedere nelle proporzioni, nei colori, negli odori, in un viso perfetto o nelle sue imperfezioni. C’è chi la vede in un tramonto e chi invece in una scena di un film horror.

Molti filosofi hanno provato a definirla.
Per Socrate era ciò che è utile, ciò che risponde a uno scopo. Aristotele la legava a armonia, ordine e proporzione. Gli antichi Greci parlavano di Kalokagathìa, sintesi di bellezza e bontà: unione tra aspetto esteriore (kalòs) e valore morale interiore (agathòs).
Per Sant’Agostino la bellezza era legata a Dio, fonte suprema di ordine e perfezione. Kant invece sosteneva che è bello ciò che piace in modo disinteressato e universale, riflettendo una “finalità senza scopo”. Baudelaire la descriveva come una forza ambigua, divina e infernale, capace di dare luce e follia, gioia e morte allo stesso tempo.
Umberto Eco, infine, ne offriva una visione più realista: “Parliamo di bellezza quando godiamo qualcosa per quello che è, indipendentemente dal possesso.”

Insomma, per i filosofi antichi la bellezza era un valore oggettivo, legato all’armonia e al Bene; con Kant diventa esperienza soggettiva, un giudizio di gusto universale e disinteressato. Scrittori e poeti, come Baudelaire, l’hanno vista come forza interiore o potenza emotiva, oltre la pura estetica.

 

Il mio pensiero si avvicina di più a quello di Charles Bukowski, scrittore e poeta, figura controversa spesso considerata fra i capostipiti del realismo sporco, (dirty realism), genere letterario sorto negli Stati Uniti negli anni Settanta-Ottanta.
Pur non avendone mai data una definizione pubblicamente, Bukowski trovava la bellezza nella vulnerabilità e nelle imperfezioni umane: nella realtà nuda, senza artifici. La celebrava nei gesti semplici e transitori: una birra fredda in un bar, una conversazione sincera, la luce che filtra da una finestra sporca.
Per lui la bellezza era una libertà interiore: la capacità di trovare gioia nonostante le difficoltà. Spesso la legava al desiderio e alla sensualità, in modo viscerale e non idealizzato. Anche la scrittura era per Bukowski un atto di bellezza, era dare senso al caos dell’esistenza.

Da questa visione nasce 7030 Beauty Factor: dalla mia passione per una bellezza più vicina a Bukowski che ai canoni classici.
Una bellezza che scorgo nelle piccole cose: nel sorriso di una ragazza che alza lo sguardo dal telefono, nella luce della luna tra gli alberi, nella testa di un cane che si piega guardando il padrone, nella schiuma di una birra che trabocca dal bicchiere, o in una folata di vento improvvisa.
Una bellezza che si trova oltre le simmetrie perfette, le pelli lisce e i tramonti da cartolina, ma che è anche tutto questo, e tutto ciò che emoziona.

 

Concludo con una citazione di Bukowski: “Non c’è niente di più bello di ciò che è vero.”

 

 

Autore: Reo Aromi

Photo by © Mark Broadhead