Superata la soglia degli anta, però, l’atmosfera cambia. Alcuni invitati decidono che è ora di smettere di ballare, ma invece di chiamare un taxi e tornarsene a casa, restano lì. Se ne stanno sul divano, mangiano le ultime tartine e, cosa peggiore, iniziano a lamentarsi a voce alta influenzando negativamente chi ha invece ancora voglia di divertirsi.
Nel mondo della scienza, questi ospiti molesti che rifiutano di schiodarsi hanno un nome che sembra uscito da una serie TV di successo: cellule zombie.
Tecnicamente parliamo di senescenza cellulare.
Si tratta di una condizione biologica in cui le cellule, a causa del tempo o degli stress ambientali, smettono di dividersi ma non muoiono, rimanendo in un limbo metabolico, diventando vere e proprie fabbriche di molecole infiammatorie. Come riportato in una ricerca fondamentale pubblicata sulla rivista Nature Medicine (“Senolytic cocktails for the treatment of age-related diseases“, 2018), queste cellule secernono il cosiddetto SASP (Senescence-Associated Secretory Phenotype), un cocktail di citochine e proteasi che danneggia i tessuti circostanti, accelerando l’invecchiamento anche delle cellule sane vicine.
In pratica, la cellula zombie non solo smette di produrre collagene, ma convince attivamente le vicine a fare altrettanto.
Che si tratti di un uomo in carriera o di una donna multitasking, il risultato a quarantesimo compleanno superato è lo stesso per tutti. Quel colorito grigiastro che nessuna dormita sembra cancellare, o quella perdita di tono che fa sembrare il viso “sceso” improvvisamente, non sono solo segni del tempo che passa, ma il risultato di questo chiasso infiammatorio sotterraneo.
La biologia moderna ci dice che non è più sufficiente idratare la superficie, serve un’operazione di pulizia profonda, una sorta di sfratto esecutivo per questi inquilini morosi che rendono la pelle meno resiliente.




