Il fabbro di nuvole e il ladro di ombre. Storia di un’amicizia in equilibrio.

di Reo Aromi

C’è qualcosa di profondamente liberatorio nel vedere tonnellate di acciaio nero che, invece di schiacciare il suolo, sembrano implorare il vento di portarle via.

È il paradosso di Alexander Calder, il “fabbro delle nuvole” che ha insegnato alla scultura a smettere di prendersi troppo sul serio. Ma se oggi possiamo percepire il respiro del metallo anche attraverso una pagina stampata, lo dobbiamo a un incontro magico avvenuto nell’estate del 1962 a Spoleto: quello tra Calder e l’obiettivo magnetico di Ugo Mulas.

Il volume edito da Officina Libraria non è solo un catalogo, è il diario di bordo di un’amicizia elettrica. Mulas non si è limitato a fotografare le opere, ha pedinato il genio americano tra le scintille delle officine e le impalcature del Teodelapio, la scultura monumentale che ancora oggi accoglie chi arriva alla stazione di Spoleto. Nelle foto di Mulas, il bianco e nero diventa una partitura jazz dove i contrasti netti esaltano la precisione ingegneristica di Calder e la sua ironia fanciullesca. È un corpo a corpo visivo: da un lato l’artista che piega il ferro con la stessa naturalezza con cui si disegna su un foglio, dall’altro il fotografo che “ruba” le ombre per dare corpo al vuoto.

Alexander Calder

Autore: Ugo Mulas
Editore: OFFICINA LIBRARIA
Anno: 2008
Formato: brossura 20×27

Autore: Reo Aromi