Il mercante che salvò il genio.

di Reo Aromi

Non avremmo mai avuto Vincent Van Gogh senza Theo. Un fratello, il cui amore incondizionato e la cui fede cieca hanno strappato la bellezza al buio, salvandola per il mondo intero.

Così, mentre Vincent, il genio tormentato, combatteva la sua guerra interiore a colpi di pennello sotto il sole accecante di Arles, sognando di catturare la luce come nessun altro, Theo conduceva la sua battaglia silenziosa a Parigi, nel cuore pulsante e talvolta crudele del mercato dell’arte, come stimato mercante per la prestigiosa Goupil & Cie.

La galleria era la roccaforte dell’arte accademica e polverosa, ma Theo, l’uomo con la visione, agiva come un vero agente segreto dell’avanguardia. Sapeva che l’arte stava per esplodere in una rivoluzione di luce e colore; per questo, non si limitò a vendere, ma divenne il paladino di artisti emergenti come Monet, Degas e Pissarro, i ribelli dell’Impressionismo.

Anche se la sua missione più cruciale, la sua missione a vita, era una sola: mantenere in vita la fiamma creativa del suo irrequieto fratello Vincent.

— Vincent e Theo Van Gogh —

 

Vincent non vendeva, quasi mai. I suoi colori erano troppo audaci, le sue pennellate troppo frenetiche per i critici dell’epoca. Di conseguenza, ogni mese, con la precisione di un orologio, Theo prelevava una porzione sproporzionata del suo stipendio (una somma guadagnata con fatica tra le nebbie dell’ipocrisia parigina) e la spediva, metro dopo metro, verso il Sud assolatissimo, una vera e propria linea di rifornimento vitale che attraversava la Francia.

Questo non era un semplice bonifico bancario; era un atto di sopravvivenza.

Theo viveva in modo incredibilmente frugale, spesso saltando i pasti o accontentandosi di brodo freddo, pur di assicurare che Vincent avesse i soldi non solo per l’affitto e per un tozzo di pane, ma soprattutto per i pigmenti (costosissimi in quell’epoca ancora più di oggi). Quel giallo al cromo, i blu oltremare, che oggi ammiriamo, ancora incredibilmente brillanti.

Un tesoro di bellezza emotiva che fu letteralmente pagato con il sacrificio costante della dieta e del comfort di suo fratello. Che altro non era che il costo vivo del genio.

 

— Teschio scheletro che fuma una sigaretta, 1886 | La Ronde des Prisonniers, Febbraio 1890 —

 

Quando Vincent cadde, stroncato dalla sua angoscia nel luglio del 1890, il colpo fu fatale anche per Theo; la ragione profonda della sua esistenza, il suo progetto di vita, era svanito. Il mercante d’arte, logorato dal dolore, dallo stress finanziario e da una malattia che lo consumava, resistette solo sei mesi. Dopo la sua morte, la storia d’arte era a un bivio drammatico: centinaia di tele, tele e ancora tele di colori esplosivi, giacevano in mucchi in un magazzino, il testamento incompreso di un genio e di suo fratello.

— Il tessitore davanti al suo telaio, Paesi Bassi, Maggio 1884 —

 

A quel punto, il mondo non aveva ancora visto il valore di quelle opere. L’oblio era dietro l’angolo. Ma il fato, o meglio l’amore, aveva un ultimo, inaspettato eroe: Johanna “Jo” Bonger, la vedova di Theo. Jo si ritrovò sola, giovane madre, con l’incredibile fardello di un’eredità artistica che nessuno voleva. Invece di vendere tutto per il disperato bisogno di denaro, Jo fece una scelta epica: diventare la crociata dell’arte di Vincent.

Con una determinazione che fece impallidire i più tenaci mercanti d’arte, Jo si dedicò a catalogare pazientemente ogni singola opera. Organizzò mostre pionieristiche, spesso in locali modesti, lottando contro l’indifferenza e il ridicolo. Il suo lavoro più grande, tuttavia, fu la pubblicazione dell’inestimabile corrispondenza tra i due fratelli, trasformando la vita tormentata di Vincent in un mito letterario di portata universale e rivelando l’anima straordinaria di Theo.

 

— Granchio sulla schiena, 1889 —

 

Fu grazie alla sua visione acuta e alla sua incredibile tenacia che l’arte di Vincent Van Gogh non solo è sopravvissuta alla morte dei suoi creatori, ma è stata promossa, esponenzialmente, fino a conquistare ogni museo e ogni cuore. Il loro legame, indissolubile, è suggellato dal riposo eterno: nel 1914, Jo fece riesumare Theo per seppellirlo finalmente accanto a Vincent nel piccolo, romantico cimitero di Auvers-sur-Oise.

Oggi, ogni volta che i nostri occhi sono rapiti da un Cipresso vibrante o da un campo di grano dorato, non stiamo solo guardando la bellezza; stiamo celebrando il trionfo dell’amore fraterno, la visione del mercante Theo, e la perseveranza di Jo, che insieme hanno completato l’avventura di portare l’arte al mondo.

La vita di Vincent e di Theo sono comunque avvolte in gran parte in un’aura di leggenda e non è semplice, nemmeno per gli storici e per coloro che, per una vita intera hanno ricercato tracce di verità, riconoscere ciò che è realmente accaduto da ciò che rende Van Gogh un vero e proprio mito dell’arte, assieme al suo inseparabile fratello Theo.

Ho voluto corredare questo articolo con immagini di opere meno note al grande pubblico, che sempre grazie a questa bellissima storia d’amore, si possono ammirare nel bellissimo Museo Van Gogh di Amsterdam e in altri musei nel mondo.

 

Autore: Reo Aromi