Il profumo come atto d’amore. Incontro con Angela Ciampagna.

di Mario Innocente

Alcune persone non si limitano a creare profumi. Costruiscono mondi olfattivi, conservano memorie, aprono porte su epoche dimenticate. Angela Ciampagna è una di loro.

C’è qualcosa di raro, in Angela Ciampagna, che va oltre il talento. È la coerenza profonda tra ciò che crea e ciò che è. Una donna che ha scelto di fare della bellezza autentica, quella lenta, quella costruita con le mani e con il tempo, la sua ragione di vita e di lavoro.

Co-fondatrice di MLPH — Maison Label Perfume House, casa di profumi di origine italiana nata nel 2010 nel cuore dell’Abruzzo, Angela ha costruito negli anni una visione della profumeria che è al tempo stesso radicata nella tradizione e audacemente contemporanea. Da circa sette anni la Maison ha trovato la sua nuova casa a Tenerife, nelle Isole Canarie, dove la natura rigogliosa e il silenzio creativo dell’isola alimentano ogni nuova creazione.

Maison Label non è un’azienda profumiera tradizionale, ma è un laboratorio d’eccellenza artigianale, ispirato agli antichi opifici e alle storiche manifatture europee. Qui ogni fragranza nasce attraverso processi lenti e meticolosi, che preservano il valore della materia prima, della lavorazione manuale e, soprattutto, del tempo. Un ingrediente che la grande industria ha dimenticato da tempo, ma che Angela considera irrinunciabile.
Sotto il tetto della Maison nascono le fragranze dei marchi propri Angela Ciampagna e Maison Label, un lavoro silenzioso, prezioso, che profuma il mondo senza firmarsi.

Il profumo, nella visione di Angela, non è mai soltanto un prodotto estetico. È un’opera sensoriale capace di evocare memoria, introspezione ed emozione. Un dialogo vivo tra arte, alchimia e identità umana, un linguaggio antico quanto l’umanità stessa, che Angela sa parlare con rara maestria.

È con questa stessa passione, per la materia, per la storia, per l’essere umano, che Angela ci ha aperto le porte del suo mondo, rispondendo alle nostre domande con la generosità e la lucidità di chi ha molto da raccontare.

Che cosa significa per te la parola “bellezza”? È un concetto che ognuno vive in modo diverso; tu come la definiresti, nella tua vita e nel tuo percorso professionale?

Per me la bellezza è la capacità di scegliere di esprimere sé stessi. Non è qualcosa che si vede, ma qualcosa che si riconosce. Si tratta di un’emozione che arriva ancora prima di essere compresa. Nel mio lavoro di profumiera, la bellezza è memoria, identità. La bellezza non è perfezione, anzi, è l’espressione più autentica del saper accettare le proprie vulnerabilità trattandole come unicità. La bellezza è un atto di autenticità. Per questo non mi interessa creare qualcosa di bello. Mi interessa piuttosto creare qualcosa che non puoi ignorare.

Noi abbiamo provato a rappresentare il concetto di bellezza con una formula: 70% interiore e 30% esteriore. In un mondo in cui l’immagine sembra avere un peso enorme, come ti risuona questa proporzione?

Per me la bellezza non è armonia, è identità. La bellezza è sopravvalutata se è solo estetica. Quella non lascia nulla. Cosa gli vuoi dire ad un vecchio piatto di ceramica dipinto a mano, usurato e sbeccato, che è bello per un 70% per cento?

La bellezza è solo una percezione personale o esistono elementi che possiamo riconoscere come universalmente belli? Quali sono, per te, quei piccoli dettagli che fanno davvero la differenza in una persona?

L’armonia, l’equilibrio, la coerenza, sono temi legati alla bellezza, però non sono sufficienti. Perché ciò che davvero ci colpisce non è ciò che è perfetto, ma ciò che è autentico. La perfezione si osserva, l’autenticità si ricorda. I dettagli che fanno la differenza non sono estetici. È come ti muovi, come guardi, come occupi lo spazio, che energia trasmetti, quello che dici, come lo dici. È la presenza. Per me la bellezza vera sta tutta lì: in ciò che non puoi correggere.

Hai dei rituali di bellezza o di benessere (interiori o esteriori) che custodisci come piccoli gesti quotidiani di cura verso te stessa?

Credo molto nei piccoli rituali quotidiani che ci permettono di creare uno spazio accogliente per l’anima. Mi piace accendere candele, incensi, prendermi cura dell’ambiente che mi circonda affinché possa diventare un rifugio silenzioso dove il mio spirito possa sentirsi comodo.

Per esempio uno dei miei rituali di bellezza interiore è la doccia del mattino.
L’acqua che scorre porta via la stanchezza, i pensieri pesanti, le tensioni accumulate. Nella filosofia zen l’acqua rappresenta la purezza, il fluire della vita, la capacità di adattarsi senza opporre resistenza. È un gesto semplice, ma che per me è quasi meditativo. Sentire l’acqua sulla pelle significa ricominciare, lasciare andare ciò che non serve più e prepararsi ad accogliere il nuovo, con leggerezza.

Poi mi piace meditare e, nel fine settimana, correre costeggiando l’oceano. Non ho una grande resistenza, ma quei venti minuti hanno un valore enorme, sono un momento di contatto autentico con me stessa e con la natura. Il rumore del mare, il vento, il ritmo del respiro mi aiutano a ritrovare equilibrio e presenza. E poi, lo scenario di Tenerife è indubbiamente potente.

Credo che quando si lavora su sé stessi, quando si riescono a lasciare andare i pesi che ci irrigidiscono interiormente, anche il volto ne tragga beneficio. La serenità si riflette naturalmente negli occhi, nei lineamenti, nel modo in cui ci si muove nel mondo. La vera bellezza, per me, nasce proprio da questa armonia tra corpo, mente e spirito.

La pelle è la prima barriera tra noi e il mondo. Quando crei una fragranza, la immagini come un vestito che nasconde l’interiorità o come un varco che permette alla nostra vera essenza di uscire fuori?

La pelle è il primo confine tra noi e il mondo sì, ma è anche una superficie viva, capace di raccontare emozioni, memoria, desiderio. Quando una fragranza incontra la pelle smette di essere soltanto una composizione olfattiva, si trasforma, si scalda, prende vita insieme alla persona che la indossa. È lì che avviene qualcosa di intimo e quasi spirituale.

Anche per questo il profumo non sarà mai uguale da una persona all’altra. La nostra pelle cambia continuamente. Il bioma cutaneo, l’alimentazione, gli ormoni, lo stress, il ritmo della vita, persino momenti profondi di trasformazione come la menopausa influenzano il modo in cui una fragranza si esprime. Ogni emozione lascia una traccia invisibile sulla pelle e modifica il dialogo tra corpo e profumo.

Credo quindi che il profumo abbia la capacità di rivelare ciò che spesso le parole non riescono a dire. Non copre l’essenza, la accompagna fuori. Come una voce silenziosa che amplifica la nostra energia più autentica, il nostro modo unico di abitare il mondo.

Per questo considero ogni creazione come un dialogo tra materia e anima. La fragranza non veste semplicemente il corpo, ma crea uno spazio in cui la persona può riconoscersi, sentirsi libera, presente, profondamente sé stessa.

Spesso tendiamo a voler mostrare all’esterno solo la nostra luce. Eppure le note dei tuoi profumi sono spesso profonde, terrose, quasi ancestrali. Che valore dai alla proiezione della nostra “ombra” interiore nel rapporto con gli altri?

Credo che l’ombra interiore abbia un valore essenziale, perché è ciò che rende la luce autentica. Viviamo in un tempo in cui siamo spinti a mostrarci levigati, rassicuranti, sempre luminosi. Ma un essere umano senza ombra sarebbe anche senza profondità. E un profumo, come una persona, diventa davvero memorabile non quando è perfetto, ma quando è vivo, stratificato, attraversato da contrasti.

Le note terrose, animali, resinose o fumose che spesso emergono nelle mie creazioni parlano proprio di questo, della parte più antica e istintiva di noi. Di ciò che precede la parola e persino l’immagine che costruiamo socialmente. Sono accordi che evocano radici, pelle, memoria, tempo. Non cercano di “abbellire” l’identità, ma di rivelarla.

Penso che nel rapporto con gli altri la nostra ombra sia fondamentale perché contiene vulnerabilità, desideri, paure, fragilità, persino contraddizioni. Ed è lì che nasce la possibilità di una connessione reale. Quando mostriamo solo la luce, spesso mostriamo anche una forma di controllo. L’ombra invece ci espone. E ciò che ci rende umani.

Ma credo anche che connettersi con le proprie ombre sia uno dei modi più profondi per evolvere. Comprendere le nostre vulnerabilità significa capire su cosa dobbiamo lavorare, quali ferite vivono in noi, quali aspetti di noi chiedono ascolto e trasformazione. È un percorso difficile, ma necessario, perché ci permette di entrare in relazione con il nostro io in modo completo e armonico.

Non possiamo identificarci soltanto con la nostra luce, perché siamo l’insieme di entrambe le dimensioni: luce e ombra. Ed è proprio nell’equilibrio tra queste due forze che nasce qualcosa di grande, di autentico, di profondamente umano. Anche in profumeria, le materie più oscure sono spesso quelle che danno anima e persistenza a una composizione. Senza di loro, una fragranza può essere piacevole, ma raramente emozionante.

Per questo considero il profumo quasi come un linguaggio archetipico: permette di esprimere aspetti di sé che non sempre riusciamo a raccontare con le parole. A volte una nota di terra bagnata di incenso, di cuoio o di radice, parla della nostra verità molto più di qualsiasi immagine costruita.

C’è stata una ferita o un’esperienza (anche dolorosa) che nel tempo si è trasformata in una delle tue più grandi fonti di forza o consapevolezza?

Sì, credo che ognuno di noi porti dentro ferite che, col tempo, possono diventare strumenti di trasformazione. Le esperienze più dolorose spesso sono anche quelle che ci costringono a guardarci davvero dentro, senza filtri. Nel mio percorso, una delle prove più profonde è stata affrontare un tumore alla mammella. È stata un’esperienza che ha inevitabilmente cambiato il mio modo di percepire il corpo, il tempo, la vulnerabilità e persino la vita stessa.

Ci sono stati momenti di paura, fragilità e smarrimento, e spesso, nei periodi più difficili, mi nascondevo nel laboratorio per piangere, per creare, per liberarmi da tutto ciò che avevo dentro. Quel luogo è diventato quasi uno spazio terapeutico, un rifugio silenzioso dove trasformare il dolore in qualcosa di vivo. Attraverso le essenze e gli oli essenziali trovavo un modo per respirare di nuovo, per ritrovare equilibrio, per riconnettermi a me stessa.

Credo profondamente nel potere emozionale e quasi curativo dell’olfatto. Le materie prime naturali hanno una capacità straordinaria di dialogare con la nostra parte più inconscia, più ancestrale. In quel periodo la profumeria non è stata soltanto un lavoro o una forma artistica, è stata una terapia dell’anima. Creare mi ha aiutata a scaricare la paura, la tensione, il dolore, trasformandoli in espressione, memoria, identità.

Col tempo ho capito che il dolore ha una capacità quasi alchemica: può irrigidirci oppure trasformarci. Per me è diventato un percorso di consapevolezza. Non perché la sofferenza sia “bella”, ma perché può insegnarci a entrare in contatto con la nostra verità più profonda.
Mi ha insegnato a guardare anche le mie ombre, le mie paure e le mie vulnerabilità senza rifiutarle, comprendendo che fanno parte dell’essere umani.

Credo che non dobbiamo eliminare le nostre ferite per diventare completi. Dobbiamo imparare a integrarle. Perché spesso è proprio lì che nasce la sensibilità, l’empatia, la capacità di creare qualcosa che tocchi davvero gli altri.

Anche nella profumeria succede qualcosa di simile. Le note più profonde, scure o apparentemente “imperfette” sono quelle che danno carattere, memoria e anima a una composizione. Senza contrasto non esiste emozione.
E forse vale lo stesso anche per la vita umana: le nostre crepe, a volte, sono il luogo da cui entra la coscienza.

Ti è mai capitato di creare qualcosa che, una volta finito, ti ha rivelato un aspetto della tua interiorità che non avevi ancora elaborato a livello conscio?

Sì, mi è capitato profondamente con la mia ultima trilogia, la collezione Virtus. È stata una collezione che non ho semplicemente creato, l’ho vissuta emotivamente e spiritualmente. Solo una volta conclusa ho compreso fino in fondo quanto raccontasse un processo interiore che stavo vivendo in modo ancora solo inconscio.

Le prime due creazioni, Levis e Vis, rappresentavano per me due forze complementari: la leggerezza e la forza della vita, la delicatezza e la resistenza dell’esistenza umana. Erano il riflesso di ciò che io e mia madre stavamo attraversando insieme in quel tempo sospeso, fatto di presenza, attesa, dolore e amore. Mia madre era in coma.

L’ultima fragranza è nata solo quando si è finalmente chiuso un cerchio. Durante la costruzione della composizione ho accetto il lutto e ho omaggiato mia madre con una fragranza da diva, senza risparmiarmi nella selezione delle più belle e rare materie prime.

Virtus invece, rappresenta la virtù del giusto mezzo, l’equilibrio tra gli estremi, una forma di armonia e accettazione profonda. Ed è significativo che io abbia atteso per crearla proprio la fine del percorso della malattia di mia madre. Come se quella composizione potesse nascere soltanto quando tutto il viaggio umano ed emotivo fosse arrivato al suo compimento e lo spirito finalmente fosse riuscito a distaccarsi dal corpo materiale.

Questa collezione ha scandito il tempo di un coma, di un’attesa sospesa tra presenza e assenza, tra materia e spirito. E forse proprio per questo ogni fragranza contiene qualcosa di estremamente vero, quasi inevitabile. Guardandola oggi, capisco che non stavo soltanto componendo profumi, ma stavo cercando di dare forma a qualcosa che le parole non riuscivano ad esprimere. Per me il profumo ha anche questo potere di rivelare parti della nostra interiorità prima ancora che la mente riesca a comprenderle davvero. E a volte crediamo di stare creando qualcosa, ma in realtà è quella creazione che sta trasformando noi.

In un mondo saturato di stimoli visivi e sonori, il profumo richiede silenzio e attenzione. Pensi che la profumeria d’autore possa essere vista come una forma di meditazione per chi la sceglie?

Assolutamente sì. Credo che oggi il profumo abbia un valore ancora più profondo proprio perché viviamo immersi in un eccesso continuo di immagini, rumori, informazioni e velocità. L’olfatto, al contrario, richiede presenza, silenzio, ascolto interiore. Non può essere consumato in modo superficiale o immediato come accade spesso con gli altri linguaggi contemporanei.

La profumeria d’autore, soprattutto, invita a rallentare. Non cerca semplicemente di piacere, ma di creare una relazione intima con chi la indossa. È quasi un rituale invisibile. Quando entriamo davvero in contatto con una fragranza, siamo costretti a fermarci, a respirarla, a percepirla. E in quel gesto così semplice accade qualcosa di molto vicino alla meditazione.

Il profumo lavora su livelli profondissimi della memoria e dell’inconscio. Una nota può riportarci a un’emozione dimenticata, a una ferita, a un ricordo infantile, oppure generare uno stato di calma e connessione interiore. Per questo considero la profumeria artistica non solo un’esperienza estetica, ma anche sensoriale e spirituale.

Delle volte chi sceglie un profumo d’autore non sta cercando soltanto una firma olfattiva, ma uno spazio emotivo in cui riconoscersi. È una forma di introspezione silenziosa. E forse è proprio questo il suo valore più grande oggi, quello di permetterci di tornare ad ascoltare noi stessi in un mondo che ci spinge continuamente verso l’esterno.

Per me creare profumi è molto vicino a una pratica meditativa. Richiede ascolto, intuizione, lentezza, presenza. E credo che chi li vive davvero possa percepire quella stessa energia. Una pausa dal rumore del mondo, un ritorno al respiro, alla memoria, all’essenza più autentica di sé.

Alla fine di questa intervista, c’è un pensiero, una frase, un consiglio, un’immagine, una canzone o anche un odore che senti di voler condividere con i lettori, come tuo messaggio personale sulla bellezza?

Ah, ah, ah! Io consiglio di farsi belli, scegliere il proprio profumo preferito, poi trovare un angolo comodo della casa, mettere a buon volume Majarete di Facundo Rivero (uno splendido cha cha cha del 1955) e iniziare a saltare, muoversi, danzare liberamente, lasciando che il corpo segua il ritmo senza pensieri e, fuori, a vivere il meraviglioso viaggio che è la vita. A volte abbiamo bisogno di smettere di controllarci continuamente e concederci il diritto di sentire gioia, movimento, presenza.

Credo che anche questo sia una forma di meditazione contemporanea: respirare, danzare, profumarsi, sentire il proprio corpo e la propria energia prima di affrontare il mondo. Perché la vita, nonostante tutto, resta qualcosa di immensamente bella. E forse dovremmo ricordarcelo più spesso, celebrandola anche attraverso piccoli rituali quotidiani che ci riconnettano alla nostra vitalità più autentica.

 

Quello che emerge dal racconto di Angela, e che risuona ancora dopo la fine dell’intervista, è che per lei custodire un’arte significa inevitabilmente trasmetterla.

E non sorprende che il suo percorso si intrecci con la ricerca e la cultura in modo del tutto naturale.

Collabora con l’Università della Calabria attraverso il progetto Per Fvmvm, un’iniziativa affascinante dedicata allo studio, alla ricerca e alla conservazione del patrimonio olfattivo dell’antichità. Un viaggio che unisce archeologia, cultura e profumeria per recuperare la memoria delle antiche formule aromatiche e il valore simbolico che il profumo ha avuto nelle grandi civiltà del passato.

È giudice di Aromata, il concorso italiano dedicato alle migliori novità della profumeria di nicchia.

Si dedica all’alta formazione olfattiva presso istituti internazionali e ogni anno, a Tenerife, le porte di Maison Label si aprono a giovani studenti di profumeria provenienti da tutto il mondo.

Angela Ciampagna ha vinto il Fifi Award Russia nel 2008 con la collezione De Vita, le fragranze Miracula, Materia e Laetitia.

È stata insignita con il riconoscimento di Ambasciatrice del bergamotto dall’Accademia del Bergamoto di Reggio Calabria nel 2023 per l’uso eccellente di questa materia prima nell’impiego in profumeria.

Ringraziamo Angela Ciampagna per questa emozionante condivisione della sua anima, della sua visione profonda, sentita e leggera della vita attraverso la sua arte profumiera.

Autore: Mario Innocente

Immagini © Courtesy MLPH | Angela Ciampagna