“Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow” di Gabrielle Zevin, è un’esplorazione profonda sulla creatività, sull’identità e sulla complessa architettura delle relazioni umane.
Al centro della narrazione c’è il legame trentennale tra Sam Masur e Sadie Green. Incontratisi da bambini nella sala giochi di un ospedale, si ritrovano da universitari a Cambridge per dare vita a quello che diventerà il loro capolavoro: un videogioco capace di conquistare il mondo. Ma il romanzo non parla semplicemente di codice, pixel e industria videoludica; usa il game design come metafora visiva ed esistenziale per raccontare la vita reale.
Per Sam e Sadie, la creazione di un mondo virtuale non è una fuga dalla realtà, ma l’unico modo per comprenderla e curarla. Nel mondo digitale, ogni fallimento è temporaneo, ogni errore correggibile, basta premere Reset per ricominciare. La vita vera, tuttavia, non concede punti di salvataggio. Il contrasto tra la perfezione controllabile dei loro giochi e l’imperfezione dolorosa delle loro vite sentimentali, dei traumi fisici e delle incomprensioni reciproche, crea una tensione narrativa costante ed emozionante.
L’autore mostra come la bellezza risieda spesso nel processo creativo stesso, nell’atto condiviso di plasmabilità estetica e narrativa. La collaborazione tra Sam e Sadie è una storia d’amore non convenzionale priva dei classici stilemi romantici, ma intrisa di una devozione artistica e intellettuale raramente raccontata con tanta precisione.
Particolarmente significativo è il momento in cui i protagonisti riflettono sul senso profondo che il gioco assume per chiunque abbia sperimentato il dolore o la perdita:
“Che cos’è un gioco?” disse Marx. “È la possibilità di riprovarci. È la promessa che puoi fare meglio la prossima volta. Nessun fallimento è permanente, perché puoi sempre ricominciare da capo. E finché puoi ricominciare, non hai davvero perso.”
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Perché leggerlo?
Una riflessione che si estende inevitabilmente alla vita vera, ricordandoci che la ricerca della bellezza e della rinascita passa sempre attraverso la disponibilità a mettersi in gioco, ad accettare le proprie fragilità e a ricominciare ogni giorno, domani, e domani, e domani.



