La sua casa è la Ger, la dimora mobile dei popoli nomadi: una tenda rotonda fatta di legno e feltro, montata e smontata con la leggerezza di chi non teme di partire.
“Il mio nome è Tumen,” mi dice sorridendo.
“Noi non viviamo in case di pietra, ma in universi che si possono spostare.”
E davvero, entrare nella sua Ger è come varcare la soglia di un piccolo universo perfetto.
All’interno, tutto ruota intorno al cerchio, la forma del cielo, del tempo e dell’armonia. Non esistono angoli né barriere: l’energia scorre libera, come il vento nella steppa.
Sopra, l’anello di legno del tetto “il Toono” lascia filtrare la luce. È più di un semplice lucernario: è un orologio solare, un calendario naturale che segna il ritmo della giornata. I raggi del sole si spostano lentamente sul pavimento di terra, e Tumen li osserva come fossero antiche lettere scritte dal cielo.






