Lo chiedo a Google: cos’è l’ansia?

di Anna Marie Ley

Negli ultimi anni, le ricerche legate a “ansia”, “stress” e “depressione” sono schizzate alle stelle. Secondo Google Trends, solo in Italia le query su “come gestire l’ansia” sono aumentate di oltre il 30% rispetto al periodo pre-pandemico.

Ogni mese, milioni di persone in tutto il mondo digitano la stessa domanda: “Cos’è l’ansia?” Google diventa il nuovo terapeuta da comodino, il confidente silenzioso a cui affidiamo i nostri dubbi più intimi, sperando in una risposta chiara, comprensibile, veloce, possibilmente rassicurante. Eppure, dietro a questa domanda collettiva, si nasconde qualcosa di più profondo di una semplice curiosità: il bisogno crescente di capire come stiamo davvero e come stare meglio.

Negli ultimi anni, le ricerche legate a “ansia”, “stress” e “depressione” sono schizzate alle stelle. Secondo Google Trends, solo in Italia le query su “come gestire l’ansia” sono aumentate di oltre il 30% rispetto al periodo pre-pandemico. E le parole chiave più cercate? “Sintomi dell’ansia”, “attacchi di panico”, “tecniche di rilassamento” e perfino “respiro per calmare la mente”. Non esattamente argomenti da bar, ma piuttosto un termometro digitale del nostro stato emotivo.

Il dato curioso è che, mentre aumentano le ricerche, cresce anche la consapevolezza. Le persone non cercano più solo etichette, vogliono capire, gestire, trovare strumenti. È come se avessimo finalmente accettato che l’ansia non è un nemico da combattere, ma un linguaggio da imparare a tradurre.

 

Eppure, dietro lo schermo, c’è anche un piccolo paradosso: cerchiamo sollievo online, ma spesso finiamo per amplificare la tensione. Il loop dei sintomi, l’autodiagnosi, il confronto con esperienze altrui. È un po’ come cercare di dormire leggendo un manuale sull’insonnia. Per questo, forse, la vera chiave è trovare un equilibrio tra informazione e presenza. 

Un terapeuta direbbe che l’ansia non va eliminata, ma ascoltata. È un segnale, un piccolo allarme che suona quando qualcosa dentro di noi chiede attenzione. La tecnologia ci offre mille strumenti per comprendere meglio quel segnale, dalle app di meditazione ai podcast sul benessere mentale, a volte molto discutibili. Ma il passo più importante resta sempre quello reale: parlarne, condividere, cercare aiuto quando serve.

E magari, la prossima volta che ci sentiamo agitati, invece di scrivere su Google “come fermare l’ansia”, potremmo provare a digitare qualcosa di diverso. Tipo “come respirare meglio”, “come ritrovare calma”, o anche solo “come volermi bene oggi”.

Perché in fondo, l’ansia non è un mostro da sconfiggere, ma una parte di noi che ha solo bisogno di essere capita. E se impariamo ad ascoltarla, può perfino diventare la nostra bussola più sincera. Possiamo anche vederla come un’onda, che ci prende, ci porta un attimo via e poi ci riporta a riva.

 

Bevi un sorso d’acqua. Fai un respiro e se non ti senti proprio da terapeuta, prova a spegnere il telefono, a non cercare risposte, ma piuttosto a dedicare un po’ di tempo a te, respirando.

 

Autore: Anna Marie Ley