Ogni mese, milioni di persone in tutto il mondo digitano la stessa domanda: “Cos’è l’ansia?” Google diventa il nuovo terapeuta da comodino, il confidente silenzioso a cui affidiamo i nostri dubbi più intimi, sperando in una risposta chiara, comprensibile, veloce, possibilmente rassicurante. Eppure, dietro a questa domanda collettiva, si nasconde qualcosa di più profondo di una semplice curiosità: il bisogno crescente di capire come stiamo davvero e come stare meglio.
Negli ultimi anni, le ricerche legate a “ansia”, “stress” e “depressione” sono schizzate alle stelle. Secondo Google Trends, solo in Italia le query su “come gestire l’ansia” sono aumentate di oltre il 30% rispetto al periodo pre-pandemico. E le parole chiave più cercate? “Sintomi dell’ansia”, “attacchi di panico”, “tecniche di rilassamento” e perfino “respiro per calmare la mente”. Non esattamente argomenti da bar, ma piuttosto un termometro digitale del nostro stato emotivo.
Il dato curioso è che, mentre aumentano le ricerche, cresce anche la consapevolezza. Le persone non cercano più solo etichette, vogliono capire, gestire, trovare strumenti. È come se avessimo finalmente accettato che l’ansia non è un nemico da combattere, ma un linguaggio da imparare a tradurre.




