Siamo abituati a pensare alla crescita personale come a qualcosa di visibile, misurabile, esibibile.
Promozioni, successi, riconoscimenti, tutto ciò che cresce verso l’alto, verso la luce, che si vede e si racconta o si può raccontare. Ma ogni persona che conosce abbastanza bene se stessa sa che esiste anche un’altra direzione di crescita, quella verso il basso. Il lavoro interiore, la cura delle radici emotive, il coraggio di stare con le proprie zone d’ombra senza fuggire verso qualcosa di più luminoso e confortante.
La crescita verso il basso non porta visibilità. Non porta applausi. È lenta, solitaria, spesso dolorosa. È la terapia, la riflessione, il confronto con sé stessi. È il momento in cui scegli di non fuggire da ciò che non ti piace di te.
Questa crescita silenziosa è la terapia, la riflessione, il confronto onesto con se stessi. È il momento in cui si sceglie di non fuggire da ciò che non ci piace di noi stessi. È la decisione di restare con una domanda difficile invece di cercare una risposta facile. Non produce nulla che si possa mostrare, eppure è esattamente quello che permette all’altra crescita, quella verso l’alto, verso la luce, quella visibile agli altri, di essere reale e non solo apparente.
Nessun albero con radici deboli regge la tempesta, per quanto bella sia la chioma.
La crescita verso l’alto, invece, quella verso la luce, porta con sé il rischio dell’esposizione.
Vuol dire tentare qualcosa di nuovo, mostrarsi, fallire in pubblico, ricominciare. Vuol dire lottare contro la propria inerzia, contro il peso di tutto ciò che è familiare e conosciuto, contro la voce che dice che è meglio non rischiare. Ma è anche la direzione che porta frutto, che crea forma, che rende il proprio essere, visibile nel mondo.
Forse quindi, la domanda giusta non è “sto crescendo?” ma “in quale direzione sto crescendo e per quale ragione?”
Quel che colpisce, nel gravitropismo e nel fototropismo, è che non sono semplici risposte meccaniche: sono forme di orientamento intelligente.
L’albero “sa” dove andare, non perché ragioni, ma perché ha sviluppato una sensibilità precisa per ciò di cui ha bisogno. Le radici sentono la gravità. I rami sentono la luce. E si muovono di conseguenza, senza esitazione, senza confusione, insieme.
Noi, invece, spesso non sappiamo come orientarci. Seguiamo la luce degli altri, i loro successi, le loro strade, le loro versioni di bellezza e pienezza, cerchiamo di imitare altre “luci” invece di sentire la nostra.
Oppure, forse anche peggio, restiamo in superficie, radicati in nessun luogo, senza la stabilità necessaria per crescere davvero verso l’alto e per resistere e vincere le difficoltà che ci si presenteranno nella vita.
Quindi, la prossima volta che ti trovi a chiederti se stai crescendo abbastanza, prova a domandarti in quale direzione stai andando.
Forse stai spingendo verso l’alto con tutto te stesso, ma le tue radici hanno bisogno di più attenzione, di più terra, di più silenzio, di più stabilità. O forse stai lavorando in profondità da tempo, e il tuo essere è pronto per rischiare qualcosa di visibile, per salire, per esporsi alla luce.
In entrambi i casi, non esiste una direzione giusta o sbagliata. Esiste solo la necessità di crescere sempre, in tutti i sensi della parola, con la stessa silenziosa ostinazione con cui un albero si fa strada nel buio della terra e nella vastità del cielo.
La bellezza di un albero non sta nella chioma che vediamo.
Sta nell’equilibrio invisibile tra ciò che affonda e ciò che si eleva.