Tom Tom Club - Wordy Rappinghood (1981)

Parole, ritmo e libertà di gioco.

di Reo Aromi

“Wordy Rappinghood” resta un classico della prima ondata post-punk e new wave, ma anche un esempio di libertà creativa.

Nel 1981, mentre i Talking Heads erano già diventati un punto fermo della scena new wave, la loro sezione ritmica (Tina Weymouth e Chris Frantz) decise di prendersi una pausa creativa per esplorare nuovi suoni. Nacque così il Tom Tom Club, un progetto parallelo registrato ai Compass Point Studios di Nassau, Bahamas, e inaugurato dal singolo “Wordy Rappinghood”, un brano che univa elettronica, funk, rap parlato e spirito giocoso. 

Fin dal primo suono (il ticchettio di una macchina da scrivere) è chiaro che la canzone parla del potere e dell’ambiguità delle parole. “What are words worth?” (Quanto valgono le parole?) chiede il ritornello, come un mantra ironico e profondo insieme.

(Da sinistra a destra) Chris Frantz, Tina Weymouth, David Byrne e Jerry Harrison al BAM Harvey Theater di New York City il 13 settembre 2023.

 

L’idea di “Wordy Rappinghood” nasce da un episodio quasi casuale: Tina stava passeggiando sulla spiaggia con le sorelle Lani e Laura quando una di loro cominciò a canticchiare un motivetto imparato a scuola in Francia, un frammento del canto popolare “A Ram Sam Sam”. Quel ritmo infantile e contagioso catturò immediatamente l’attenzione di Tina, che decise di incorporarlo nel brano come contrappunto giocoso alla riflessione seria sul linguaggio. Da quell’improvvisazione nasce il celebre coro multilingue del pezzo, con versi in inglese e in francese che parlano di parole sensate, parole bugiarde, parole che dicono la verità (“mots pressés, mots sensés, mots qui disent la vérité”).

 

Nella foto Tina Weymouth.

 

“Wordy Rappinghood” è allo stesso tempo una critica e un inno: una canzone che si diverte a smontare il linguaggio stesso, evidenziando quanto le parole possano essere strumenti di comunicazione o di confusione. Musicalmente è un mosaico di groove caraibici, sintetizzatori leggeri e un beat che anticipa la cultura dance degli anni Ottanta. Il brano ottenne successo immediato nelle classifiche europee e divenne un inno nei club, imponendo i Tom Tom Club come pionieri di una pop-music colta ma accessibile, capace di unire intelligenza e leggerezza.

Oggi “Wordy Rappinghood” resta un classico della prima ondata post-punk e new wave, ma anche un esempio di libertà creativa: una canzone che ricorda, con ironia e ritmo, che le parole contano

ma solo se sanno anche farci ballare.

 

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