Paul Nicklen: fa che la natura ti tocchi l’anima.

di Reo Aromi

Paul Nicklen non è semplicemente un fotografo naturalista; è un biologo marino canadese che ha scelto di convertire la sua conoscenza scientifica in uno strumento visivo di attivismo.

Con oltre vent’anni di carriera, in gran parte trascorsi come fotografo per il National Geographic, Nicklen ha trasformato la fotografia di animali selvatici da semplice documentazione a un appello emotivo e urgente per la conservazione.

Il suo campo d’azione preferito è il mondo polare, un ambiente che conosce intimamente sin dall’infanzia, trascorsa sull’Isola di Baffin, nel nord del Canada, a contatto con lo stile di vita degli Inuit. Questo legame profondo con il ghiaccio e i suoi abitanti definisce la sua intera opera.

La sua missione è chiara: “Tradurre ciò che gli scienziati mi dicono”.

Nicklen utilizza la sua formazione scientifica per raccontare storie che vanno oltre la bellezza esteriore, rivelando l’interconnessione e la vulnerabilità di interi ecosistemi.

Nel 2014, insieme alla collega fotografa e ambientalista Cristina Mittermeier, ha co-fondato SeaLegacy. Questa organizzazione non-profit mira a innescare un movimento di conservazione degli oceani attraverso il potere della narrazione visiva, sfruttando i social media e le partnership globali per raggiungere milioni di persone con messaggi di speranza e consapevolezza. Il suo account Instagram è seguito da milioni di persone, dimostrando l’enorme risonanza del suo lavoro.

Molte delle fotografie di Nicklen sono diventate iconiche non solo per la loro composizione estetica, ma per le incredibili storie e i rischi che si nascondono dietro lo scatto.

Per esempio una delle sequenze fotografiche più famose di Nicklen è quella che lo ritrae mentre interagisce con una foca leopardo in Antartide.

Le foche leopardo sono predatori all’apice della catena alimentare e notoriamente aggressive, note per aver attaccato gli esseri umani.

Nicklen, immerso nelle acque gelide e terrorizzato, si preparava al peggio, ma accadde l’impensabile. La foca, una femmina gigantesca, afferrò un pinguino appena pescato e lo portò vicino all’obiettivo della macchina fotografica di Nicklen. Apparentemente, interpretando Nicklen come un predatore incapace e malnutrito, la foca cominciò a “nutrirlo” offrendogli pinguini, prima vivi e poi morti, nel tentativo di insegnargli a cacciare.

“Mi ha offerto pinguini per quattro giorni. Era come se mi stesse dicendo: “Sei il predatore più patetico che abbia mai visto. Permettimi di darti da mangiare.”

Questo aneddoto, oltre a essere straordinario, sottolinea il senso di vulnerabilità e intelligenza della fauna selvatica che Nicklen cerca sempre di catturare.

Nel 2017, Nicklen e il suo team hanno documentato una scena straziante sull’isola di Baffin: un orso polare in avanzato stato di denutrizione, che si trascinava a fatica. La sua agonia, causata dalla mancanza di ghiaccio marino da cui cacciare le foche (la sua fonte di cibo principale), fu filmata e rilasciata da Nicklen.

La decisione di pubblicare quelle immagini crude fu difficile, ma necessaria. Nicklen spiegò che non voleva solo mostrare la bellezza, ma anche la sofferenza diretta causata dall’inerzia umana:

“La scienza dice che gli orsi polari stanno morendo di fame. Volevamo che la gente vedesse come appare la fame. Non c’era un modo gentile per raccontarlo.”

Lo stile di Nicklen combina la nitidezza e la precisione del fotogiornalismo d’alta gamma con una sensibilità quasi artistica per la luce e la composizione. Il suo obiettivo è spingere il pubblico a stabilire un contatto visivo con i suoi soggetti, creando un ponte emotivo tra l’uomo e l’animale.

Attraverso i suoi scatti, Paul Nicklen non si limita a mostrarci cosa stiamo perdendo; ci invita a innamorarci della bellezza che è ancora lì, ispirandoci a lottare per preservarla prima che sia troppo tardi.

Autore: Reo Aromi

Photos by © Paul Nicklen