Tra wabi-sabi e maschere da selfie.

di Anna Marie Ley

Se pensate che la bellezza giapponese sia solo pelle luminosa e eyeliner perfetto, fermatevi un attimo. Dietro ogni rituale di skincare, ogni kimono o piega impeccabile, c’è un mondo filosofico che ridefinisce cosa significhi davvero “essere belli”.

E no, non parliamo di filtri di Instagram o ritocchi con l’IA!

 

Wabi-Sabi: l’arte di amare le imperfezioni.

Immaginate di guardare un fiore di ciliegio che perde petali al vento. Bello, vero? Eppure fragile, effimero.

Questo è il wabi-sabi, il principio che insegna a celebrare l’imperfezione e la transitorietà. Applicato a noi stessi, significa accettare le rughe nascoste sotto la crema idratante, i piccoli difetti e i giorni no. È la filosofia che ti permette di scrollarti di dosso l’ossessione della perfezione e sorridere al tuo specchio, anche se non sei un filtro vivente e vedere che sei bella o bello davvero.

 

Shibui: la bellezza che non urla.

Eccoli: eleganti, sobri, affascinanti, così come sono, senza bisogno di gridarlo al mondo. Le persone shibui non hanno bisogno di mille prodotti di make-up per brillare; la loro raffinatezza si scopre piano piano, come una playlist che diventa la tua preferita solo dopo qualche ascolto.

La lezione? Non serve esagerare: i lati buoni del tuo carattere, un dettaglio giusto, un gesto gentile, un sorriso, un accessorio scelto con attenzione, possono raccontare di te più di mille trucchi.

 

Mono no aware: la malinconia che fa bene.

Si tratta della sensibilità dolceamara verso la transitorietà delle cose. In altre parole è il motivo per cui i giapponesi (e anche noi) si emozionano davanti a un tramonto o a un sakura (fiore di ciliegio) che cade. Tradotto in bellezza personale: apprezzare ogni momento, ogni sfumatura della nostra pelle, ogni sorriso sincero, perché tutto è prezioso e temporaneo.

 

Kirei e rituali: la pelle che parla di te.

La filosofia però non basta senza un pizzico di disciplina pratica. La J-beauty insegna che la cura della pelle è un rito quotidiano, quasi meditativo. La doppia detersione, idratazione, protezione solare: piccoli gesti che riflettono attenzione a sé stessi. Una pelle ben curata non è vanity pura, è equilibrio, presenza e rispetto per il proprio corpo. Alla fine un vero e proprio rituale di bellezza.

 

Equilibrio tra dentro e fuori.

La vera bellezza giapponese nasce dall’equilibrio: un corpo curato e una mente allenata a godersi la semplicità, a trovare piacere nei dettagli quotidiani e a riconoscere la propria unicità senza inseguire standard impossibili.

È la combinazione tra wabi-sabi, rituali estetici e sobrietà dello shibui che crea un fascino autentico. Per questa ci vuole tanto allenamento.

 

Il takeaway.

Eccovi un consiglio da portare a casa: 

circondatevi di bellezza vera. Non quella perfetta e photoshoppata, ma quella che vi fa stare bene, che nutre occhi, cuore e spirito. Bellezza interiore ed esteriore non sono due mondi separati: quando impariamo ad amare le nostre imperfezioni e a prenderci cura di noi, anche il mondo esterno ci sorride.

 

Insomma alzate gli occhi ora, perché il segreto giapponese non è avere la pelle perfetta: è essere presenti, eleganti senza ostentazione e capaci di godere dei piccoli dettagli della vita.

 

Autore: Anna Marie Ley