E no, non parliamo di filtri di Instagram o ritocchi con l’IA!
Wabi-Sabi: l’arte di amare le imperfezioni.
Immaginate di guardare un fiore di ciliegio che perde petali al vento. Bello, vero? Eppure fragile, effimero.
Questo è il wabi-sabi, il principio che insegna a celebrare l’imperfezione e la transitorietà. Applicato a noi stessi, significa accettare le rughe nascoste sotto la crema idratante, i piccoli difetti e i giorni no. È la filosofia che ti permette di scrollarti di dosso l’ossessione della perfezione e sorridere al tuo specchio, anche se non sei un filtro vivente e vedere che sei bella o bello davvero.
Shibui: la bellezza che non urla.
Eccoli: eleganti, sobri, affascinanti, così come sono, senza bisogno di gridarlo al mondo. Le persone shibui non hanno bisogno di mille prodotti di make-up per brillare; la loro raffinatezza si scopre piano piano, come una playlist che diventa la tua preferita solo dopo qualche ascolto.
La lezione? Non serve esagerare: i lati buoni del tuo carattere, un dettaglio giusto, un gesto gentile, un sorriso, un accessorio scelto con attenzione, possono raccontare di te più di mille trucchi.
Mono no aware: la malinconia che fa bene.
Si tratta della sensibilità dolceamara verso la transitorietà delle cose. In altre parole è il motivo per cui i giapponesi (e anche noi) si emozionano davanti a un tramonto o a un sakura (fiore di ciliegio) che cade. Tradotto in bellezza personale: apprezzare ogni momento, ogni sfumatura della nostra pelle, ogni sorriso sincero, perché tutto è prezioso e temporaneo.




