Wings of the Dawn (Prem Kavita) - Monsoon 1983

Un viaggio sonoro tra spiritualità, new wave e atmosfere indiane.

di Reo Aromi

Un piccolo diamante fuori dal tempo, nato dall’incontro di culture e sensibilità diverse, capace ancora oggi di aprire una finestra di luce nella giornata di chi lo ascolta.

“Wings of the Dawn (Prem Kavita)” non è solo una canzone: è un piccolo rito sonoro, un ponte tra due mondi che negli anni ’80 sembravano lontanissimi. Pubblicato nel 1983 dall’album Third Eye del gruppo britannico Monsoon, il brano porta la firma di Steve Coe, Martin Smith e Jhalib, tre artisti che hanno creduto nella forza dell’incontro tra Occidente ed Est con un’audacia sorprendentemente moderna.

A darle voce è Sheila Chandra, interprete magnetica, capace di trasformare un brano pop in un incantesimo ipnotico. La sua vocalità sospesa, ariosa, è l’elemento che rende questo pezzo immediatamente riconoscibile: delicata e luminosa come un’alba, intensa come un mantra.

In “Wings of the Dawn (Prem Kavita)” convivono due linguaggi musicali: la pulsazione più tipica della new wave britannica e la tradizione melodica indiana. Atmosfere meditative, timbri di strumenti orientali ed elettronica soft tipica degli anni ’80.

 

Un classico nascosto.

“Wings of the Dawn (Prem Kavita)” è uno di quei brani che meritano di essere riscoperti. Non ha mai avuto il clamore mediatico di altri successi degli anni ’80, ma ha qualcosa che molti pezzi più celebri non hanno: una fragile, elegante profondità.

Il sottotitolo “Prem Kavita” — espressione che può richiamare l’idea di “poesia d’amore” — aggiunge uno strato ulteriore di spiritualità e dolcezza, come una dedica sussurrata.

Perché questo brano continua a colpire?

Perché non è solo musica da ascoltare, ma musica da vivere. È il tipo di pezzo che trasforma cinque minuti in un momento di pausa reale: ti riporta al respiro, alla calma, alla sensazione che il tempo possa dilatarsi. Non chiede attenzione a forza, la conquista con naturalezza.

Un consiglio di ascolto.

Accendi le cuffie, chiudi gli occhi e concediti il lusso di sparire per qualche minuto.
La voce di Sheila Chandra, l’eco degli strumenti indiani e la dolce progressione melodica fanno il resto: ti portano esattamente dove promette il titolo, sulle “ali dell’alba”.