La risposta, dati alla mano, è più sorprendente di quanto si pensi, e merita di essere raccontata senza scorciatoie.
Partiamo dalla biologia, perché è lì che si nasconde il primo grande equivoco.
Che un capello venga fuori liscio, mosso, riccio o crespo dipende da fattori puramente genetici e strutturali. La quantità e la distribuzione della cheratina all’interno del fusto, un gene specifico chiamato trichohyalina che influenza la formazione dei ricci, e persino l’angolazione con cui il follicolo esce dal cuoio capelluto, che se perpendicolare produce capelli lisci mentre se inclinato dà origine a chiome più mosse o ricce.
Bene, nessuno di questi meccanismi ha la minima relazione con l’amigdala, la corteccia prefrontale o qualunque altra struttura cerebrale coinvolta nella formazione del carattere. In altre parole, è il DNA che decide se avremo i boccoli o la frangetta liscissima, ed è lo stesso che regola il colore degli occhi o il gruppo sanguigno.
In pratica un dato fisico, non psicologico.
E il colore?
Qui la scienza ha fatto un lavoro ancora più chirurgico nello smontare un mito duro a morire, quello della bionda sciocca e poco intelligente.
Il ricercatore Jay Zagorsky della Ohio State University ha analizzato un campione di oltre diecimila americani, mettendo a confronto il quoziente intellettivo medio di donne bionde, castane, rosse e con capelli neri. I risultati hanno mostrato differenze minime, praticamente irrilevanti dal punto di vista statistico, con le bionde naturali che anzi si posizionavano leggermente sopra la media rispetto a tutte le altre.
La spiegazione che lo stesso studio propone per l’origine di questo stereotipo non è biologica ma squisitamente socioculturale. In pratica è un pregiudizio che si è sedimentato nel tempo attraverso film, pubblicità e narrazioni popolari, non un dato di fatto scritto nei nostri geni.
Il colore dei capelli, insomma, non predice nulla sul funzionamento della nostra mente.




