Avete presente quella persona che entra in una stanza e, senza dire quasi nulla, la rende immediatamente più leggera?
Non è bellezza nel senso classico del termine, non è nemmeno carisma puro, piuttosto è qualcosa di più sottile e insieme più potente.
Si tratta di gentilezza, quella vera, quella che si irradia senza sforzo apparente. E la parte affascinante è che oggi sappiamo anche perché funziona così bene, sia su chi la riceve sia, sorprendentemente, su chi la mette in pratica.
Tutto ruota attorno a una scoperta fatta quasi per caso negli anni Novanta da un gruppo di neuroscienziati italiani dell’Università di Parma, i cosiddetti neuroni specchio. Cellule cerebrali che si attivano non solo quando compiamo un gesto, ma anche quando osserviamo qualcun altro compierlo. In pratica, quando vediamo un atto di gentilezza, il nostro cervello reagisce quasi come se lo stessimo facendo noi stessi.
La gentilezza, insomma, è contagiosa a livello neurologico, molto prima che a livello di comportamento, basta assistervi per sentirsi, in piccola parte, protagonisti.
C’è poi la seconda protagonista di questa storia, l’ossitocina, spesso soprannominata l’ormone dell’amore anche se la definizione più corretta sarebbe forse ormone della connessione.
Ogni volta che viviamo un momento di autentica vicinanza con un’altra persona, un abbraccio sincero, una parola gentile detta al momento giusto, il nostro corpo rilascia questa sostanza, che abbassa lo stress percepito e regala quella sensazione diffusa di calore e sicurezza. Non è un caso che le persone circondate da relazioni serene tendano ad avere un’espressione più distesa, uno sguardo più limpido, meno tensione trattenuta e un po’ più di quella luce naturale che nessun trattamento estetico riesce davvero a replicare da solo.




