Le prime tracce della parola yoga compaiono nei Veda, le più antiche raccolte di testi sacri in sanscrito, risalenti a un periodo che va dal 1500 al 900 avanti Cristo, dove si parla già di meditazione e pratiche spirituali profonde.
Altro che moda del ventunesimo secolo quindi, ma stiamo parlando di una tradizione che affonda le radici agli albori della civiltà umana, ben prima della nascita della maggior parte delle religioni organizzate che conosciamo oggi.
Per secoli, anzi per millenni, questa conoscenza non venne nemmeno scritta, si tramandava a voce, da maestro ad allievo, in un rapporto diretto e quasi segreto, protetto dalla natura stessa dell’insegnamento.
Ed è qui che la storia comincia a farsi davvero interessante, quasi da romanzo.
Il personaggio a cui si attribuisce la sistematizzazione dello yoga così come lo intendiamo filosoficamente, l’autore dei celebri Yoga Sutra, è un uomo chiamato Patanjali, vissuto probabilmente intorno al secondo secolo dopo Cristo. Di lui, in realtà, non si sa quasi nulla di certo. Secondo la tradizione più antica sarebbe nato in un luogo mitico e celestiale chiamato Ilavritavarsha, addirittura fuori dai confini del mondo conosciuto.
Alcune leggende lo descrivono come l’incarnazione diretta di Adishesha, il mitico re dei naga, creature per metà umane e per metà serpenti, sulle cui spire il dio Vishnu riposerebbe durante le pause tra un ciclo cosmico e l’altro. Altre tradizioni, ancora più sorprendenti, lo identificano invece come un danzatore nato nello Sri Lanka, trasferitosi poi nel Tamil Nadu, dove sarebbe entrato a far parte di un gruppo di maestri mistici del sud dell’India.
E c’è persino chi collega la sua figura a una leggenda in cui il dio Vishnu, osservando Shiva danzare in estasi, comincia a battere le mani e schioccare le dita a tempo di musica, dando origine a una tradizione di yoga danzato quasi del tutto dimenticata dall’immaginario occidentale.




