La gentilezza ha un effetto illuminante, e la scienza lo conferma.

di Anna Marie Ley

Non è solo un modo di dire, ma essere gentili letteralmente ci rende più luminosi. Basta grattare un po' la superficie per scoprire che dietro un gesto armonioso c'è molta più chimica cerebrale di quanto immaginiamo, e vale più di qualunque siero notturno.

Avete presente quella persona che entra in una stanza e, senza dire quasi nulla, la rende immediatamente più leggera?
Non è bellezza nel senso classico del termine, non è nemmeno carisma puro, piuttosto è qualcosa di più sottile e insieme più potente.

Si tratta di gentilezza, quella vera, quella che si irradia senza sforzo apparente. E la parte affascinante è che oggi sappiamo anche perché funziona così bene, sia su chi la riceve sia, sorprendentemente, su chi la mette in pratica.

Tutto ruota attorno a una scoperta fatta quasi per caso negli anni Novanta da un gruppo di neuroscienziati italiani dell’Università di Parma, i cosiddetti neuroni specchio. Cellule cerebrali che si attivano non solo quando compiamo un gesto, ma anche quando osserviamo qualcun altro compierlo. In pratica, quando vediamo un atto di gentilezza, il nostro cervello reagisce quasi come se lo stessimo facendo noi stessi.
La gentilezza, insomma, è contagiosa a livello neurologico, molto prima che a livello di comportamento, basta assistervi per sentirsi, in piccola parte, protagonisti.

C’è poi la seconda protagonista di questa storia, l’ossitocina, spesso soprannominata l’ormone dell’amore anche se la definizione più corretta sarebbe forse ormone della connessione.
Ogni volta che viviamo un momento di autentica vicinanza con un’altra persona, un abbraccio sincero, una parola gentile detta al momento giusto, il nostro corpo rilascia questa sostanza, che abbassa lo stress percepito e regala quella sensazione diffusa di calore e sicurezza. Non è un caso che le persone circondate da relazioni serene tendano ad avere un’espressione più distesa, uno sguardo più limpido, meno tensione trattenuta e un po’ più di quella luce naturale che nessun trattamento estetico riesce davvero a replicare da solo.

C’è poi un aspetto che spesso dimentichiamo. La gentilezza trasforma prima di tutto chi la compie.

Le persone che praticano regolarmente piccoli gesti di generosità, anche minimi, tendono a riportare un senso di soddisfazione più alto rispetto a chi investe le stesse energie solo su se stesso.
È come se il cervello, progettato per premiare la cooperazione sociale, ci ricompensasse ogni volta che scegliamo l’armonia al posto del conflitto. Non stupisce quindi che assistere a un atto di bontà induca spesso quella sensazione calda al petto che gli psicologi chiamano elevazione morale, un piccolo brivido che ci spinge, quasi automaticamente, a voler essere a nostra volta migliori.

Penso quindi che sia arrivato il momento di considerare la gentilezza non come un vezzo caratteriale simpatico, ma come un vero e proprio trattamento di bellezza, probabilmente il più efficace e meno costoso che esista. Non richiede appuntamenti, non ha controindicazioni, e i suoi effetti si notano tanto su chi la riceve quanto su chi la dona.

La prossima volta che cercate quella luminosità che sembra sfuggirvi sempre, provate a partire da lì: da un gesto piccolo, sincero, gratuito. Il resto, con ogni probabilità, arriverà da sé.

Autore: Anna Marie Ley