SUGAR MAN — RODRIGUEZ 1970

L’incredibile resurrezione di Sixto Rodriguez. Il fantasma che divenne leggenda.

di Reo Aromi

Immaginate di incidere un paio di dischi all’inizio degli anni Settanta, di metterci dentro l’anima, la poesia della strada e una voce che avrebbe potuto far tremare i polsi a Bob Dylan, e poi vederli naufragare nel silenzio totale.

Immaginate che la vostra casa discografica vi dia il benservito e che voi, senza fare troppi drammi, vi rimbocchiate le maniche per tornare a fare quello che avete sempre fatto: l’operaio edile a Detroit, spaccandovi la schiena tra mattoni, demolizioni e polvere.

Questo è esattamente ciò che ha fatto Sixto Rodriguez, convinto che il capitolo musica fosse chiuso per sempre.
Ma la storia, a volte, si diverte a scrivere trame che Hollywood considererebbe troppo assurde anche solo per un film di fantascienza.

Quindi, mentre Rodriguez demoliva pareti nei sobborghi americani, a migliaia di chilometri di distanza, oltre l’oceano, una copia pirata del suo album Cold Fact era sbarcata in Sudafrica.
E fu una scintilla in una polveriera. In un Paese isolato dal mondo e soffocato dal regime dell’Apartheid, quelle canzoni cariche di libertà e anticonformismo diventarono una colonna sonora generazionale. Rodriguez, a sua totale insaputa, era diventato più famoso di Elvis Presley e dei Rolling Stones messi insieme.
Un mito assoluto, un profeta della rivoluzione liberale.

C’era però un enorme, gigantesco mistero: nessuno sapeva chi fosse.
Poiché l’artista sembrava svanito nel nulla, intorno alla sua figura nacquero leggende metropolitane tragiche e bizzarre. C’era chi giurava che si fosse dato fuoco sul palco durante un concerto e chi sosteneva fosse morto di overdose in una cella d’isolamento. Un fantasma amatissimo, ma pur sempre un fantasma.

La svolta arriva alla fine degli anni Novanta, quando due fan sudafricani particolarmente testardi decidono di indagare sul serio per scoprire come fosse morto il loro idolo e aprono un sito web per raccogliere indizi. È qui che la realtà supera ogni fantasia.
La figlia di Rodriguez si imbatte casualmente in quella pagina internet e, sgranando gli occhi, digita una risposta che cambierà la storia: “Mio padre è vivo, sta benissimo e vive a Detroit“.

Così, nel 1998, a quasi sessant’anni e con i calli sulle mani, Rodriguez atterra per la prima volta in Sudafrica.
Quando sale sul palco del palazzetto, davanti a una folla oceanica in delirio che canta ogni singola parola delle sue canzoni, realizza finalmente il miracolo: l’operaio invisibile era sempre stato una divinità della musica.

Autore: Reo Aromi