ALONE AGAIN OR — LOVE (1967)

Alone Again Or, la delicatezza che anticipa il disincanto.

di Andrea Volpin

Ci sono canzoni che sembrano semplici al primo ascolto, ma che continuano ad aprirsi col tempo. Alone Again Or dei Love, pubblicata nel 1967 all’interno dell’album Forever Changes, è una di queste. Un brano che vive di contrasti: luce e malinconia, promessa e disillusione, dolcezza e inquietudine.

L’arrangiamento è ingannevolmente solare. Le trombe mariachi, la chitarra acustica, la melodia ariosa suggeriscono un’idea di apertura, quasi di festa. Eppure, sotto quella superficie luminosa, il testo racconta qualcosa di molto più fragile: l’attesa, la solitudine, la consapevolezza che l’amore non sempre mantiene ciò che promette. È una canzone che sorride mentre dice addio.

Arthur Lee e i Love riuscirono, con questo brano, a catturare lo spirito di un’epoca che stava cambiando pelle. La fine dell’innocenza degli anni Sessanta è tutta lì, in quelle parole sospese tra speranza e rassegnazione. Alone Again Or non grida, non accusa. Accetta. E proprio per questo colpisce più a fondo.

Riascoltarla oggi significa riconoscere una verità sempre attuale: ci sono momenti in cui l’amore è possibilità pura, e altri in cui resta solo il silenzio che segue. Alone Again Or sta esattamente in mezzo a questi due istanti. Ed è lì che continua a parlare, con una grazia rara, a chi è disposto ad ascoltare davvero.

Autore: Andrea Volpin