L’arte di legare le persone. L’umanità acrobatica di Paolo Milone.

di Reo Aromi

Un memoir che rompe gli schemi del genere medico per farsi preghiera laica e riflessione filosofica sulla cura.

C’è un pudore quasi sacro nel modo in cui Paolo Milone parla dei suoi pazienti. In L’arte di legare le persone, lo psichiatra genovese non indossa il camice bianco del saggista, ma la veste del testimone. Il libro è una sequenza di “fermi immagine” poetici che raccontano il quotidiano di un reparto di psichiatria d’urgenza, un luogo dove il tempo si dilata e il dolore si fa sostanza.

La scrittura di Milone è fatta di sottrazione: poche parole, precise come bisturi, per descrivere l’indicibile.

Non c’è traccia di pietismo né di fredda analisi clinica. C’è, invece, l’ironia di chi sa che la normalità è solo un equilibrio precario. Milone ci insegna che “legare” un paziente non è un atto di forza, ma l’ultimo gesto di un legame che cerca di trattenere un’anima pronta a scivolare nel vuoto. È un libro che spiazza perché tratta temi pesantissimi con una leggerezza calviniana, invitandoci a guardare alla nostra stessa fragilità non come a un guasto, ma come a una parte essenziale del nostro essere umani.

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Perché leggerlo?

Per scoprire che la linea tra “noi” e “loro” è molto più sottile e luminosa di quanto pensiamo.

Autore: Reo Aromi