ROSE ROUGE — ST. GERMAIN (2000)

Quando il Jazz si è innamorato del Dancefloor.

di Reo Aromi

Inutile girarci intorno: se c’è un brano che ha definito il "suono" di un’intera epoca, traghettando il jazz dai fumosi club d’élite direttamente nelle cuffie di una generazione clubbing, quello è Rose Rouge.

Ma prima di perderci tra i suoi loop ipnotici, facciamo un passo indietro per capire chi è l’uomo dietro la maschera (o meglio, dietro le macchine).

Il progetto St. Germain non è una band nel senso classico, ma l’emanazione creativa di Ludovic Navarre. Parigino, schivo, quasi invisibile, Navarre ha iniziato a smanettare con i sintetizzatori nella sua camera da letto, lontano dai riflettori.

C’è un aneddoto curioso che circola sui suoi esordi, confermato dallo stesso Navarre nelle interviste dell’epoca.

Prima di diventare l’ambasciatore della Blue Note nel mondo elettronico, Ludovic era un appassionato di sport estremi, in particolare di skateboarding e BMX. La sua carriera musicale è nata quasi “per errore” dopo un grave incidente che gli impedì di continuare l’attività sportiva. Bloccato a casa, iniziò a comporre musica per passare il tempo, usando solo un computer e qualche campionatore.

Il nome stesso, St. Germain, non è un omaggio alla nobiltà, ma una dedica al quartiere parigino (Saint-Germain-des-Prés) e alla sua storica via Boulevard, che diede il titolo al suo primo album. Navarre voleva catturare l’eleganza di quelle strade e trasformarla in bit.

Uscito nel 2000 all’interno dell’album cult Tourist, Rose Rouge è un capolavoro di architettura sonora. Il pezzo non “parte”, si installa progressivamente nella tua mente attraverso tre pilastri fondamentali.

Il Loop di Batteria. Quel ritmo di piatti così secco e incalzante? È un campionamento accelerato di Take Five di Dave Brubeck. Navarre prende un mostro sacro del jazz e lo spinge a velocità house.

La Voce. Il mantra “I want you to get together” appartiene alla leggenda del jazz Marlena Shaw, tratto dal brano Woman of the Ghetto. Una frase semplice che, ripetuta, diventa una preghiera collettiva.

L’Esplosione dei Fiati. Mentre la base elettronica resta imperturbabile, i musicisti (quelli veri, in carne e ossa, che Navarre ha voluto fortemente accanto a sé) scatenano assoli di tromba e sassofono che aggiungono calore e sporcizia a un pezzo che altrimenti sarebbe “solo” un computer.

Perché Rose Rouge è ancora un “Beauty Factor”?
Il segreto di questo brano risiede nel suo equilibrio. È perfetto per un aperitivo chic al tramonto, ma ha abbastanza “kick” per far saltare un club alle tre di notte. È un pezzo che non invecchia perché non segue le mode, ma bensì le crea.

A distanza di ventisei anni, Rose Rouge resta il simbolo della filosofia 7030: la bellezza del passato (il jazz classico) che incontra l’energia del futuro (l’elettronica), creando un’armonia che non ha bisogno di spiegazioni, ma solo di essere ascoltata.

 

In foto: Ludovic Navarre, alias St Germain, bidouilleur de génie. (Justin Sutcliffe/Eyevine/ABACAPRESS.COM)

Autore: Reo Aromi