Per capire lo “strano progetto” che ha dato i natali al punk, dobbiamo tornare al numero 430 di King’s Road, Londra, in una boutique che cambiava nome e pelle con la stessa velocità di una rivolta.
Nel 1975, il negozio si chiamava SEX. Un antro foderato di gomma rosa, specializzato in abbigliamento feticista, bondage e scritte provocatorie. Qui, Vivienne Westwood e il suo compagno di allora, il visionario Malcolm McLaren, decisero di passare dal vendere vestiti al vendere una rivoluzione.
L’aneddoto più celebre vuole che la stilista non cercasse modelli, ma “agenti del caos”. Quando un giovanissimo John Lydon (futuro Johnny Rotten) entrò nel negozio con una maglietta di Pink Floyd su cui aveva scritto a mano “I HATE” fissata con delle spille da balia, McLaren vide il frontman e Vivienne vide la tela perfetta. La band dei Sex Pistols non nacque in un garage, ma tra i manichini di cuoio della Westwood; fu un progetto costruito a tavolino per scioccare l’establishment britannico, dove ogni sputo e ogni nota stonata doveva essere accompagnata da un indumento che sfidasse la morale pubblica.






