Paola Paronetto. La ceramista che dialoga con il paradosso.

di Mario Innocente

La trasformazione dell'argilla in materia poetica. Oggetti solidi come terra, leggeri come carta, che raccontano, senza filtri, l'anima di chi li crea.

Paola Paronetto nasce a Pordenone. Si avvicina alla ceramica giovanissima, quasi per istinto, imparando dalle mani di maestri artigiani le tecniche fondamentali della lavorazione dell’argilla. È un inizio fatto di gesti lenti, di ascolto, di rispetto per la materia, un’educazione alla pazienza che segnerà per sempre il suo modo di creare.

La sua formazione è tutt’altro che sedentaria: si muove tra Gubbio, Deruta, Faenza, Firenze e Vicenza, i grandi centri dell’eccellenza ceramica italiana, assorbendo tecniche, tradizioni e visioni diverse. Da questa peregrinazione artistica emerge un carattere curioso, sperimentatore, mai soddisfatto delle risposte già trovate.

Alla fine degli anni Novanta si stabilisce a Porcia, nella campagna pordenonese, dove apre il suo laboratorio ceramico.
È qui, all’inizio degli anni Duemila, che avviene l’incontro decisivo: la paper clay. Un impasto di argilla, fibre di cotone, lino e pasta di carta che si comporta in modo insolito, quasi ribelle.
«L’idea di una materia che si sottrae naturalmente alla regola la incanta», si legge nella sua biografia ufficiale.

Non è soltanto una tecnica: è una filosofia che le appartiene profondamente.

Dalla paper clay nasce la collezione Cartocci, che la rende celebre in tutto il mondo. Oggetti solidi eppure leggeri come carta, con una trama che alterna solchi orizzontali e verticali, disponibili in una palette di 96 colori che spazia dal bianco più puro alle tinte brillanti di straordinaria intensità. Ogni pezzo è realizzato a mano, uno per uno, nel suo laboratorio immerso nel verde. Nessun pezzo è uguale a un altro.

Ciò che pochi sanno è che Paola Paronetto è rimasta per decenni quasi completamente fuori dai riflettori come persona, lasciando che fossero le sue opere a parlare. Solo di recente, come lei stessa confesserà in questa intervista, ha scoperto quanto le sue creazioni, in fondo, le somiglino profondamente. Una rivelazione tardiva, e proprio per questo più autentica.

Un’altra curiosità. Le sue bottiglie decorative, dalla forma slanciata e dal collo leggermente inclinato, sono disponibili in dodici altezze diverse, dalla mignon di 13 centimetri fino ai “Giganti” di 135 centimetri. Composizioni scultoree che sembrano sfidare l’equilibrio e che raccontano molto del suo rapporto con la stabilità instabile, e con la perfezione dell’imperfezione.

Oltre alle collezioni proprie, il suo lavoro ha attraversato il cinema. Alcune sue opere sono state scelte come elementi scenografici in produzioni cinematografiche italiane. Ha dialogato con l’architettura firmando nel 2024, per Ceramiche Piemme, Homey Paper Clay, la sua prima collezione di rivestimenti a texture tridimensionale, portando la sensibilità della paper clay dal piano orizzontale alla parete.

In un mondo in cui l’immagine sembra tutto, Paola Paronetto è una voce fuori dal coro: riservata per carattere, convinta che sia il lavoro a rivelare chi si è davvero. Eppure, e qui sta il paradosso che ci ha affascinato, le sue opere mostrano la sua interiorità con una chiarezza disarmante. Quella fragilità solida, quegli equilibri instabili, quella ricerca ostinata dell’imperfezione bella: tutto questo è, allo stesso tempo, tecnica ceramica e autoritratto.

Per 7030 Beauty Factor, che crede nella formula 70% bellezza interiore e 30% bellezza esteriore, Paola Paronetto è un caso quasi esemplare di un’artista in cui la distanza tra dentro e fuori è quasi nulla, in cui la materia diventa specchio dell’anima senza che lei lo cerchi… o forse, proprio perché lo cerca da sempre, senza saperlo.

Le domande che seguono esplorano il suo universo personale e creativo. Le risposte, come le sue opere, non cercano la perfezione. Cercano qualcosa di più vero.

7030 Beauty Factor esplora la bellezza come dialogo continuo tra interiorità ed esteriorità, tra forma e sostanza. Cosa significa bellezza per Paola Paronetto? Qual è la tua idea in questo senso?

Credo che la bellezza risieda nello stupore: è quell’emozione improvvisa che ti coglie alla sprovvista, distinguendosi da tutto il resto per la sua forza o per la grazia poetica che emana.

Noi abbiamo provato a dare alla bellezza una formula: 70% interiore e 30% esteriore. In un mondo in cui l’immagine sembra avere un peso enorme, qual è la tua personale visione dell’equilibrio tra interiorità ed esteriorità?

Condivido questa visione: abbiamo bisogno che i contenuti prevalgano ed emergano all’esterno per dare risalto a ciò che percepiamo come bellezza.

Quanto e in che modo il tuo aspetto e la tua personalità hanno influenzato la tua carriera e il modo in cui il pubblico ti percepisce?

Ho sempre avuto un carattere riservato e non penso che il mio aspetto abbia influenzato la mia carriera. Preferisco che sia il mio lavoro a parlare per me e a rivelare chi sono davvero.

Ti sei mai sentita imprigionata o, al contrario, valorizzata da quell’immagine che gli altri percepiscono di te?

Più che imprigionata, mi sento riconosciuta: sento che la mia essenza viene apprezzata attraverso ciò che creo. Solo di recente ho scoperto quanto le mie opere, in fondo, mi somiglino profondamente.

C’è stata una ferita o un’esperienza, bella o brutta, che nel tempo si è trasformata in una delle tue più grandi fonti di forza, consapevolezza e ispirazione?

Le ferite sono state molte, ma sono state anche il motore di tutto. La mia creatività nasce dal bisogno vitale di cercarmi e di riconoscere il mio valore; così, il mio lavoro è diventato il modo più naturale per dare voce alla mia essenza.

La bellezza che cerchi nelle tue opere è la stessa che cerchi nella vita quotidiana?

Credo di sì: la ricerca della bellezza è per me un istinto naturale. Spesso la incontro dove meno la cerco, nascosta nelle piccole cose: un’espressione, uno sguardo, una sfumatura improvvisa.

I tuoi oggetti sono descritti come “solidi, eppure lievi e sottili come carta”. C’è qualcosa di questo paradosso che senti appartenere anche al tuo mondo interiore e in generale alla bellezza, qualcosa che può essere robusto e fragile allo stesso tempo?

Proprio come la paperclay, anch’io vivo di questo contrasto: un’apparenza solida che nasconde una profonda fragilità. Mi sento potente in certi ambiti, eppure vulnerabile in altri; è la prova che l’apparenza, spesso, è solo la superficie delle cose.

Come sei arrivata ad usare la tecnica della paper clay? Di lei hai detto che “si sottrae naturalmente alla regola”. È stata quella libertà a conquistarti, o hai scoperto prima la materia e poi capito che poteva avere un significato più profondo per te?

Trovo la paperclay affascinante per la libertà che concede, ma il mio vero fulcro resta il processo creativo. Non è la tecnica di costruzione a definire l’opera, ma la capacità di narrare un’intuizione, trasformando l’immaginazione in qualcosa di tangibile.

Riusciresti a raccontare a chi ci legge, i momenti prima della nascita di un’opera? Cosa accade dentro di te, che si trasforma poi in forma visibile?

Si tratta di visioni ricorrenti, che assaporo a lungo nella mente prima di decidere di renderle tangibili attraverso la materia.

Alla fine di questa conversazione, c’è un pensiero, una frase, un rituale, un’immagine, una canzone o un oggetto che vorresti lasciare come tuo personale messaggio sulla bellezza?

Credo che la gentilezza sia il riflesso della bellezza interiore.
Senza l’amore per il prossimo e per il mondo naturale, ci mancherebbero gli strumenti per cogliere la bellezza profonda che si nasconde in tutto ciò che ci circonda.

 

Ringraziamo Paola Paronetto per aver condiviso con noi non solo le sue parole, ma qualcosa di più raro: la sua interiorità. In un’epoca in cui tutti sembrano avere fretta di mostrarsi, lei ha scelto (da sempre) di nascondersi dietro la materia, lasciando che fossero le sue opere a parlare per lei. E lo fanno con una voce chiara, inconfondibile, capace di arrivare dove le parole da sole non riuscirebbero.

Ciò che resta, dopo questa conversazione, è la sensazione di aver sfiorato qualcosa di autentico: la bellezza di una persona che non la insegue, ma la vive. Silenziosamente, con le mani nell’argilla e gli occhi aperti sul mondo.

 

Per coloro che vogliono scoprire o approfondire il lavoro di Paola Paronetto, ecco alcune informazioni:

Mostre personali
Galleria Ille Arts, New York ·
Contemporary Ceramic Centre, Londra

Antologiche
ADI Design Museum — Compasso d’Oro, Milano (2021) — prima antologica in Italia, presentata contestualmente al libro fotografico Paola Paronetto Metafore, lanciato in Triennale Milano nello stesso anno.

Mostre collettive e presenze istituzionali
Triennale Design Museum, Milano — W. Women in Italian Design (2016/2017)
MUMEDI — Museo Mexicano del Diseño, Città del Messico, in collaborazione con La Triennale di Milano (2018/2019)
Particle & Wave — Paper Clay Illuminated, mostra itinerante Arizona/Idaho (2019/2021)

Collaborazioni industriali e di design
Homey Paper Clay per Ceramiche Piemme (2024) — prima collezione di rivestimenti tridimensionali firmata dall’artista
Presenza scenografica in produzioni cinematografiche italiane, tra cui Flaminia, Le cose non dette e Oi Vita Mia

Fiere internazionali
Maison&Objet, Parigi — dal 2010, ultima edizione gennaio 2026, con le nuove collezioni Bulbo e Trofeo

Distribuzione
Le opere di Paola Paronetto sono esposte in showroom, gallerie e museum shop in Italia e nel mondo, e distribuite in mercati internazionali che includono Australia, India, Emirati Arabi, Europa, Asia, Stati Uniti, Gran Bretagna e America Latina e ovviamente visibili nel suo sito paolaparonetto.com

 

Autore: Mario Innocente

Immagini e video © Courtesy Paola Paronetto